Un Boeing nuovissimo, consegnato a gennaio,
fermo sul piazzale di Francoforte,
al gate, in attesa del volo.
È mezzogiorno passato da poco
l’ora in cui il sole non illumina, ma giudica.
All’improvviso il carrello anteriore cede.
Il muso dell’aereo si piega, animale ferito,
“tocca terra” da fermo, e lì si spegne,
l’albatro, lui, poco fa così bello.
Atterraggio senza partenza.
Una fortuna, dicono.
O forse altro.
Perché vedere un aereo “cadere”
non per le ali, ma per le gambe…
chi l’avrebbe immaginato.
Perché la tecnica avanza,
e nuovo mistero rivela.
Perché mi torna in mente il saggio:
«Tre cose sono troppo ardue per me,
anzi quattro, che non comprendo affatto:
la via dell’aquila nel cielo,
la via del serpente sulla roccia,
la via della nave in alto mare,
la via dell’uomo in una giovane donna». (Proverbi 30,18-19)
Perché oggi, forse, se ne aggiunge una quinta:
la via di un aereo che cade da fermo,
senza cielo e senza vento.
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“la via di un aereo che cade da fermo, senza cielo e senza vento.” Da Salmo 557 — TRE COSE, ANZI QUATTRO (…e una quinta non prevista) – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



