Nella parete della lunghissima grotta che prende il suo nome, Giovanni Salis “Corbeddu” incise una enorme stadera, simbolo della giustizia che lui interpretava quale difensore dei deboli e degli oppressi.
Chi avesse derubato una vedova o un orfano, chi avesse accusato un innocente, chi avesse violentato una ragazza o picchiato un bambino veniva portato al suo cospetto dai suoi amici banditi e sottoposto a regolare processo con tanto di pubblico ministero e avvocati difensore, banditi anch’essi, naturalmente.
Se la prova veniva accertata e la composizione poteva avvenire in via bonaria era un fatto.
Se invece nulla poteva essere composto, Corbeddu in persona si occupava di tagliare la testa al malvagio che aveva osato aggredire gli ultimi e gli oppressi.
È costui una leggenda in Barbagia, dove abbiamo un senso di giustizia sovrumano.
Rispettiamo la giustizia e non teniamo in alcun conto la legge italiana, che è legge ingannevole e straniera.
Vai pellegrino alla grotta Corbeddu, dove 126 anni fa un gentiluomo alla macchia distribuiva pene e castighi.
In nome dei deboli e degli ultimi.



