QUANDO MIA MOGLIE ERA INCINTA


Editoriale del 5 luglio 2026

Il terzo più bel giorno della mia vita? Quando, l’ultimo giorno del viaggio di nozze, mia moglie mi disse di provare un sentimento di felicità indescrivibile.

Io pensavo che fosse una sposa felice.

Il secondo più bel giorno della mia vita fu quando, tornati in Sardegna, si fece visitare dallo zio ginecologo che ci disse gioioso “diventerete babbo e mamma”.

Non fui più io.

Una serenità assoluta mi pervase.

Ogni giorno non vedevo l’ora di tornare a casa per mettere l’orecchio sulla pancia di mia moglie.

“Non respirare”, le dicevo: “Voglio sentirla scalciare”.

Mia moglie rideva.

E la bambina scalciava.

Piangevo come un poppante e baciavo quella pancia più grande di lei.

Le portavo ogni genere di frutta.

“Ehi…magari hai voglia di ciliegie. O di fragole. O di…”

Lei mi prendeva in giro e mi accarezzava i capelli.

La chiamavo ogni cinque minuti: un’ossessione.

“tutto bene?”

Non so come mi abbia sopportato.

È una donna ironica e soprattutto paziente.

Non vedevo l’ora.

Ho studiato non so quanti libri di ginecologia e neonatologia.

Sapevo tutto.

Poi le si ruppero le acque.

Corremmo in ospedale felici come pulcini.

Anche lei, nonostante i dolori.

Arrivammo in reparto alle 6 del mattino.

Caterina non vedeva l’ora di uscire.

Il travaglio durò meno di un’ora.

Poi sentii uno strillo.

E un dolce pianto.

Un’infermiera prese la bambina in mano e me la diede.

La strinsi delicatamente fra le mie braccia e piansi lacrime di gioia.

Fu il più bel giorno della mia vita.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Un’infermiera prese la bambina in mano e me la diede. La strinsi delicatamente fra le mie braccia e piansi lacrime di gioia. Fu il più bel giorno della mia vita.” Da QUANDO MIA MOGLIE ERA INCINTA – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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