VORREI DIRTI FILIPPO, QUANDO LA VITA FUGGE


Editoriale del 19 luglio 2026

Vorrei dirti, Filippo Martinez, di quello che capita quando vedi che la vita fugge.

Quando senti sul collo il fiato della morte.

E allora ti tornano alla mente tutti i dolci ricordi.

E le persone care.

E gli amori.

E le passioni civili.

E i momenti più struggenti.

Allora ti assale un groppo in gola e ti fai catturare dai rimpianti.

Se avessi…

Oh, se avessi…

E tutto ciò che fu buono pesa come un macigno.

Oh, Filippo, vorrei dirti….

Non scordo nulla.

Soprattutto chi portò luce nel mio buio.

Quando la vita fugge, amico mio, ti aggrappi a quel tenue filo che può salvarti la vita nei momenti perigliosi.

E voglio pensare che il capitano Achab non sia stato travolto dai flutti ma si sia aggrappato con l’arpione alla balena bianca, alimentandosi con i denti ormai logori dal tempo con ciò che trovava sulla sua viscida pelle.

Perché la vita è meravigliosa anche nei perduti oceani della coscienza.

E soprattutto non puoi tradire quegli amici che ti lanciano un arpione quando tutto sembra giunto alla fine.

Oh sì, Filippo, mi aggrappo con quell’arpione alla pelle della balena.

E tu non sai, non lo puoi sapere, che la pelle della mia nemica è piena di Cyamidae Rafinesque, cioè fastidiosi pidocchi., dei quali mi sono cibato, e mi cibo.

E mi sembrano gocce di cioccolato fondente perché grazie alle loro proteine vivo.

Tengo forte l’arpione.

Mi attacco alla pelle.

Talvolta ai fanoni della mia sorella morte.

Quei fanoni di cheratina attraverso i quali passa il plancton.

E quel plancton lo uso come tu i pomodori per il sugo.

Planton e pidocchi, amico mio.

Perché tutto diventa dolce se ti salva la vita.

Se ti consente di camminare, anche malfermo, sui tuoi piedi, per andare incontro a un tenero bambino.

Al quale posso dire “eccomi, cuore di nonno. Sono qua. Grazie all’arpione che qualche amico mi lanciò quando era tutto buio attorno a me”.

E  il resto è superfluo.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“E voglio pensare che il capitano Achab non sia stato travolto dai flutti ma si sia aggrappato con l’arpione alla balena bianca, alimentandosi con i denti ormai logori dal tempo con ciò che trovava sulla sua viscida pelle.” Da VORREI DIRTI FILIPPO, QUANDO LA VITA FUGGE – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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