Giacomo di Castelvì, marchese di Cea, l’uomo più potente della Sardegna, fuggì latitante nei monti della Gallura perché accusato d’essere il mandante dell’omicidio del marchese di Camarassa.
Lo custodirono come un fratello i banditi di Aggius, 30 latitanti accusati di reati comuni.
Furono con lui amici leali più dei feudatari che l’avevano tradito nonostante fosse stato con loro amico generoso.
Quando il re di Spagna mandò l’esercito a stanarlo dal Limbara, i banditi aggesi decisero di fargli da scudo e morire per salvarlo.
Ma lui, principe di lealtà, mandò segretamente un messaggio al rappresentante del re.
“Se dai la grazia a questi banditi, io volontariamente mi costituisco”.
Vide il marchese in un istante la sua carta.
L’appeso.
L’Appeso è la carta numero XII dei Arcani Maggiori.
Figura sospesa per un piede a testa in giù, con l’altro piede piegato a formare un croce.
La sospensione è scelta, non subita.
Volontaria rinuncia, sacrificio consapevole
Visione capovolta delle cose.
Attesa attiva.
Trasformazione interiore.
Illuminazione ottenuta tramite resa o abbandono.
Il piede annodato a forma di croce: collegamento tra materia e spirito.
Il re accettò e mandò 30 decreti di grazia.
Il marchese di Cea si costituì.
Venne decapitato a Cagliari il 15 giugno del 1671 in quella che oggi si chiama piazza Carlo Alberto e allora “sa prazza de s’impiccu”.
Quando esposero in pubblico la sua testa notarono un’espressione serena e felice.
Aveva contraccambiato il bene col bene sacrificando la sua vità.



