IMMAGINA, NON SEMPRE, PUOI


Editoriale del 14 agosto 2026

Se vi chiedessi di chiudere gli occhi ed immaginare il luogo che più amate al mondo, cosa vedreste?

Io vedrei una spiaggia, con sabbia chiara e un mare turchese le cui onde accarezzano il bagnasciuga.

Chi ama la montagna probabilmente avrà immaginato pareti alte di roccia con le cime innevate che abbracciano vallate ampie come il respiro del tempo.

Chi invece ha un’anima bucolica, si sarà perso tra dolci colline, dove alti cipressi si rincorrono e le balle di grano sembrano biglie di un gioco divino, buttate sui campi da mani invisibili.

In ogni caso se avete immaginato uno di questi paesaggi, o altri diversi, non fate parte del 1% della popolazione mondiale che non riesce a creare immagini mentali. Sono gli afantasici, individui per i quali la parola “immagina” non ha alcun senso, in quanto il loro cervello non usa figure mentali come parte del processo cognitivo o immaginativo. Questo piccolo esercito è stato riconosciuto e battezzato solo dieci anni fa dal neurologo britannico Adam Zenam. Non è una condizione medica o una disabilità, ma più semplicemente è un diverso meccanismo con cui il cervello lavora. La capacità di creare immagini mentali ha ampie variabilità, e se da una parte dello spettro abbiamo gli afantasici, dalla parte opposta abbiamo gli iperfantasici, persone che immaginano scene così complesse, così ricche di dettagli, da sembrare vere. Scoprendo l’esistenza di questa condizione ho iniziato a pensare che tra gli iperfantasici ci siano, a loro insaputa, diversi artisti. Gauguin per esempio era solito dire “Io chiudo gli occhi per poter vedere” che è esattamente ciò che fanno gli iperfantasici.

Come spiegare altrimenti la capacità di Gabriel García Màrquez di descrivere i luoghi unendo il reale alla fantasia con descrizioni così articolate e colorate?

E i fantastici mondi immaginari, inventati da J.R.R. Tolkien nel“Signore degli Anelli”? Ed Emilio Salgari, che ha descritto magicamente dei luoghi esotici come il sud est asiatico, con precisione ed accuratezza unici, pur non avendo mai lasciato l’Italia?

Opere così ricche di fantasia ed immaginazione da essere dei capolavori. Ma anche l’Ultima cena del Tintoretto, il linguaggio enigmatico di Magritte o la ricchezza descrittiva del Giardino delle delizie di Bosh. 

Con loro, ci sarebbero altri mille esempi di artisti forse affetti da iperfantasia che hanno usato questa loro condizione, per regalarci dei mondi fantastici così emozionanti che in fondo amiamo crederli più reali del nostro mondo.

Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

“gli iperfantasici, persone che immaginano scene così complesse, così ricche di dettagli, da sembrare vere.” Da IMMAGINA, NON SEMPRE, PUOI – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

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