Sono stato nella mia vita nei più terribili luoghi.
E ho affrontato sofferenze che mai avrei pensato potessero esistere.
E ho sofferto dolori che non speravo di poter sopportare.
Ma ho vissuto tutto col sorriso perché la mia fede è stata incrollabile.
Ho fede in Dio.
Nell’amicizia.
Negli affetti domestici.
E soprattutto nell’essere umano.
Sono convinto che il sentimento di umanità prevalga su tutto.
L’uomo non è l’essere maschile.
È molto di più e di più ampio.
Deriva da una radice proto indoeuropea che ha dato origine anche al termine humus.
L’uomo in quanto essere dotato di umanità è il seme che dalla terra produce frutti sensibili e immortali.
E quando tutto crollava intorno a me, ed ero solo e disperato, chiudevo gli occhi e guardavo la Vergine delle rocce di Leonardo mentre nel silenzio più assoluto dell’esistenza entravano nelle mie orecchie le Variazioni Goldbergh di Bach.
Senza penna, scrivevo con gli occhi.
E senza libri leggevo con la memoria.
E senza gioia cercavo la gioia nel mio cuore.
No, non ho mai perso la mia fede.
E ho avuto sempre una fiducia incrollabile nel futuro anche quando mi pareva che fosse terminato anche il mio presente.
Perché arrendersi non è umano.
E pensare che tutto finisca con noi non è etico.
Così ho amato senza amore.
E sono stato allegro nella più profonda tristezza.
E ho sognato a colori in una fotografia in bianco e nero.
Non ho perso mai la mia fede.
Che è anzi cresciuta di giorno in giorno.
E a Dio nulla ho chiesto più di quanto mi avesse dato.
Perché sapevo che bene e male sono la linea del suo incomprensibile disegno.
E in quel disegno ho giocato a scacchi ipotizzando gli schemi del mio destino.
L’Onnipotente è stato con me generoso.
Perché mi ha dato occhi per vedere.
Narici per annusare.
Orecchie per sentire.
L’amigdala per capire.
Il cervello per ricordare.
Il cuore per gioire.
Le lacrime per non distruggere i miei bulbi oculari nella sofferenza.
Non ho perso mai la mia fede.
E l’ho anzi allevata con ferrea disciplina.
Ora apro gli occhi e vedo il limpido cielo.
Tutto mi è chiaro.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“E quando tutto crollava intorno a me, ed ero solo e disperato, chiudevo gli occhi e guardavo la Vergine delle rocce di Leonardo mentre nel silenzio più assoluto dell’esistenza entravano nelle mie orecchie le Variazioni Goldbergh di Bach.” Da MA NON HO PERSO MAI LA MIA FEDE – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



