ENTRARE NELLA STORIA


Editoriale del 20 agosto 2026

Mio nonno Annibale si inalberava ogni volta che sentiva dire che qualcuno era entrato nella storia. Per un salto appena più lungo del normale, un tuffo un po’ più strambo del solito, un gol in rovesciata da centrocampo. Troppo, troppi, troppe volte. Non se ne capacitava. Persino Gigetto, suo fratello, era entrato nella storia per essersi infilato trenta mutande una sull’altra in dieci secondi. Annibale nella storia pensava di esserci già. Si ricordava quello che gli aveva detto sua madre non appena lo aveva messo al mondo: “Ecco Annibale, ora sei entrato nella storia”. È così che si entra nella storia, nascendo.

Mio padre non ne era d’accordo. A parte averlo generato, Annibale non aveva fatto niente di memorabile, di lui non si sarebbe ricordato nessuno. Nella storia non era mai entrato.

Il giorno che morì, mio padre lo portò al largo e lo lasciò cadere di peso dalla barca.

Il mare non era particolarmente mosso.

Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)

“Mio nonno Annibale si inalberava ogni volta che sentiva dire che qualcuno era entrato nella storia. Per un salto appena più lungo del normale, un tuffo un po’ più strambo del solito, un gol in rovesciata da centrocampo”. Da ENTRARE NELLA STORIA – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan).

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