Il tempo – Capitolo 2 – COCAINA, IL TRENO RAPIDO PER LA VECCHIAIA PRECOCE


Editoriale del 4 settembre 2026

Avevo 11 anni e Luciana 13. Fu lei a impartirmi la prima lezione sessuo‑affettiva, che venne interrotta dall’arrivo intempestivo del padre.  

Dopo la guerra la incontrai a Cagliari, affacciata alla finestra della sua casa: ancora bella, ma il viso non era più quello di una ventenne; era il volto di una donna matura. Dopo l’arrivo degli americani, Luciana aveva gustato il profumo e il fumo delle Marlboro e il sapore dei dollari. Soprattutto aveva ceduto al fascino perverso della cocaina. Luciana era diventata Lucy.

L’estetista che l’aveva depilata le aveva ridisegnato le sopracciglia che, unite fra loro, le conferivano il fascino iconico di Frida Kahlo. Gli occhi neri, un tempo dolci, avevano acquistato la freddezza di un broker assicurativo di Wall Street. 

Lucy aveva imparato il gusto dei soldi.

«Sono salita su un treno rapido per una vecchiaia precoce», mi confidò. Quel lamento non era di Proust ma di Luciana, che leggeva solo rotocalchi. «Il mondo – continuò – era più bello visto da quel treno le prime volte che vi sono salita. Oggi è più brutto, ma non ne posso scendere».

La cocaina, al contrario dell’LSD, restringe il tempo interiore e, se assunta cronicamente, può accelerare anche il tempo biologico. Chi sente di non avere tempo vive di corsa: riduce il sonno, il riposo, altera il ritmo circadiano e accelera i processi biologici dell’invecchiamento.

La storia di Luciana solleva una domanda dolorosa: quale donna sarebbe stata se non fosse diventata Lucy? A me ha lasciato il rimorso di non averla aiutata a scendere da quel treno. Ma allora non sapevo nulla di cocaina e di altre droghe.

Il ricordo dell’adolescente che mi aveva rubato l’innocenza è associato, come una musica di sottofondo, ai versi della poesia di Guido Gozzano, Coccotte: «Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state.» E resta anche quel verso amaro: «Che importa se non sei più quella che mi baciò quattrenne?»

Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

«Sono salita su un treno rapido per una vecchiaia precoce», mi confidò. Quel lamento non era di Proust ma di Luciana. Da Il tempo – Capitolo 2 – COCAINA, IL TRENO RAPIDO PER LA VECCHIAIA PRECOCE – Editoriale di Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

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