“Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
– Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
- I tuoi amici?
- Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
- La patria?
- Non so sotto quale latitudine si trovi.
- La bellezza?
- L’amerei volentieri, ma dea e immortale.
- L’oro?
- Lo odio come voi odiate Dio.
- Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
- Amo Miranda… Miranda che passa… laggiù… Miranda meravigliosa!”
Il piccolo poema in prosa che avete letto è tratto quasi integralmente da “Lo straniero” di Charles Baudelaire. Quasi. Infatti nell’ultima riga mi è bastato sostituire “le nuvole” (Amo le nuvole… Le nuvole che passano… laggiù… Le meravigliose nuvole!) con “Miranda” e ho creato una nuova poesia profondamente diversa dall’originaria, ma ugualmente bella. Con le nuvole lo straniero ha comunicato la consapevolezza del senso cangiante, effimero della sua e della nostra esistenza. Con Miranda, al contrario, il senso della sua vita (in questo caso solo della sua) è perentorio, s’incarna in una iperbole che non lascia spazio a nessun altro amore; madre, padre, sorella, fratello, amici, patria, bellezza, oro e lo stesso Dio si dissolvono in Miranda. Miranda Meravigliosa.
Sono un falsario, lo ammetto senza problemi, ma la seconda poesia è vera come la prima. E ve l’ho regalata.
Filippo Martinez (Falsario)
“Amo le nuvole… Le nuvole che passano… laggiù… Le meravigliose nuvole!” Da MIRANDA – Editoriale di Filippo Martinez (Falsario)



