SURROGATI


Editoriale del 29 aprile 2014

“Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio”. Con Gabriel Garcìa Marquez scompare un mondo di letteratura vera. Rimane Isabel Allende, che ne è il succedaneo per le masse, la versione divulgativa per lettori della domenica. La Allende sta a Marquez come il caffè solubile al caffè caffè. Come Dino Buzzati sta a Kafka. Chi non ha letto Marquez può anche godere della Allende, chi non conosce Kafka è scusabile se si entusiasma per “Il deserto dei tartari” e i racconti di Buzzati, definito giustamente da Luciano Bianciardi “il rappresentante di Kafka in Italia”. Leggete “Il colpo contro il portone” di Kafka e subito dopo “Il crollo della Baliverna” di Buzzati e capirete in un attimo la differenza che c’è tra la letteratura e il suo surrogato, tra il latte intero appena munto dalla mucca e quello scremato e a lunga conservazione. Eppure i lettori più esperti sanno che anche Marquez non è un prototipo, ma un succedaneo. Di lusso, ma succedaneo. Cercate in libreria “Pedro Paramo”, il fulminante romanzo di Juan Rulfo (in Italia edito da Einaudi) e scoprirete un concentrato denso e ad altissima gradazione di “Cent’anni di solitudine”. Che è un capolavoro, ma il capolavoro dei surrogati. Qualcuno potrebbe trovarlo addirittura più gradevole del prototipo, proprio perché più digeribile e addomesticato. Juan Rulfo infatti è l’autore di un diamante grezzo e duro, prezioso e arduo. Per cancellarne le tracce, il geniale Marquez, abilissimo amministratore del proprio talento, ha intorbidato le acque affermando di aver scritto il primo capitolo del romanzo nel 1944, cioè 11 anni prima che Rulfo scrivesse il suo. Ma non gli crediamo. “Cent’anni di solitudine” è uscito nel 1967, ed è mai possibile che il suo celeberrimo incipit, riportato sopra, non sia un’eco del seguente brano di “Pedro Paramo”, scritto nel 1955? “Il padre Renterìa si sarebbe ricordato molti anni dopo della notte in cui il letto duro lo tenne sveglio e poi lo costrinse a uscire”. Questo è il latte della mucca, l’altro, forse più gustoso, è stremato e a lunga conversazione.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Pedro Páramo (1967) film messicano diretto da Carlos Velo e ispirato al romanzo omonimo scritto da Juan Rulfo e pubblicato nel 1955

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