Albo tritò una montagna d’aglio e mise a cuocere l’olio extravergine nel fornellino da campo. Quando l’olio fu bollente verso l’aglio con pomodori secchi e fece sfumare il tutto con abbondante aceto di vino.
“Che fai?”, gli domandai.
“L’agliata per il gattuccio”.
“C’è più aglio che gattuccio”, gli dissi.
“Nella vita è sempre così: c’è sempre più forma che sostanza, più condimento che materia prima, prima voluttà che amore”, rispose.
“Scusa se mi permetto – feci – ma sei mai stato innamorato?”
“Una volta capitò anche a me”, sussurrò con gli occhi sbarrati: “E feci ogni follia possibile per quella donna senza immaginare che lei amava la normalità e non la follia”
“E come andò a finire”, domandai:
“Si sposò con un ferroviere del quale non era affatto innamorata ma ci fece sei figli”,
“E tu?”
“Io ci rimasi come un cretino”.
Presi una crosta di pane e la cosparsi di agliata.
“È un po’ aspra”, commentai: “Stempera col gattuccio?”
“No”, sentenziò: “Stempera col frigorifero ma noi non abbiamo purtroppo il frigorifero”,
“E quindi?”
“E quindi la mangiamo aspra”,
Come la vita, sì, come la vita.


