ARISTAN


Editoriale del 27 novembre 2020

Groucho Marx una volta invitò il proprio fratello a giocare al circolo di golf molto esclusivo a cui era iscritto. Questi, poco pratico, effettuò un tiro e indovinò il parabrezza di una macchina lussuosa parcheggiata, frantumandolo. Groucho ci rimase molto male, per l’inadeguatezza del colpo e per il danno, e mandò una lettera di rinuncia al circolo che diceva così “Non posso più fare parte di un circolo che accetta uno come me tra i suoi soci”.
Io al contrario scrivo questo: sono orgogliosamente contento di fare parte del gruppo di editorialisti che ognuno per la propria parte compongono e hanno composto Aristan, meritandoselo, perché Filippo è un Cerbero che fa le feste. Lo voglio fare, dirlo e scriverlo, perché non voglio rimproverarmi di non averlo fatto, che sembra banale ma non lo è solo se lo diciamo.
Non metto i miei like, ma leggo sempre gli editoriali di tutti come uno che in un’orchestra si gusta il suono dei singoli strumenti che il direttore sa amalgamare. È una scuola di scrittura anche, detto non in presunzione ma in constatazione, perché ti insegna a scrivere come se ci fosse una regola calviniana a sorvegliarla. In effetti c’è e dovrebbe esserci sempre: velocità, leggerezza, assenza di supponenza, brevità, varietà. Filippo batte il tempo sulla trireme. E a noi tutti viene l’ebbrezza del remare.
Nessuno è pagato per farlo, da poco anzi mi sono dovuto comprare il computer nuovo, ma per me, e sono tanti anni, è l’appartenenza a un club esclusivo, fare parte di Aristan, come l’appartenenza a un club inglese, a un vecchio collegio di grande tradizione, come una passione coniugale tra anziani di buona memoria.
Non ci lamentiamo di essere periferici, lo siamo, come domicilio, solo che il nostro è fluttuante perché Aristan è ritrovo elettivo, esperienza condivisa, di cui vanto anche la cittadinanza onoraria, che io trattengo come una delle cose più serie che mi siano capitate, un caso unico dove il festeggiato non ricambia con lustro pari a quello che gli viene concesso.
Con orgoglio, perché ho una età di consuntivi, posso dire di avere partecipato alle lezioni conferenze annuali e ripensandoci sono stato collega di persone che altrimenti avrei stimato a distanza, con le quali invece sono andato a cena, dove la mia figura la faccio sempre, ho scherzato e sono entrato in confidenza. Con finta indifferenza dico “Lo conosco” e qualcuno non mi crede. Con uno che non dico ci presentammo al numeroso pubblico che ci applaudiva perché avremmo dovuto parlare dopo, in successione. Un grande intellettuale. Questi mi guardò e mi disse simpaticamente all’orecchio “Non penserai che questi applausi siano per te” – “Lo so bene. Quelli dell’inizio sono per te, per me sono quelli alla fine”.
Come mi lamento se non vengo contemplato tra i primi trecento scrittori sardi, è successo anche questo, così voglio dichiarare il mio appagamento, almeno quello, con tutto ciò che comporta. Io non ho meriti ideativi, forse una volta è passata la mia tesi di iniziare mezz’ora prima, ma la fortuna è ed è stata di stare all’ombra del vulcano, che ha tempi ravvicinati, tra una eruzione e un’altra, e non viene temuto quando si risveglia e ti tiene sveglio.

Nino Nonnis (Sa cavana [la roncola] di Aristan)

“Aristan è ritrovo elettivo, esperienza condivisa, di cui vanto anche la cittadinanza onoraria, che io trattengo come una delle cose più serie che mi siano capitate.”
Da ARISTAN – Editoriale di Nino Nonnis (Sa cavana [la roncola] di Aristan)

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