AUTO DA SE’


Editoriale del 10 luglio 2017

Nelle mirabili pagine finali di Cosmopolis Don De Lillo scrive che “il potere funziona meglio quando è libero dalla memoria”. Nel deserto della consapevolezza ricchi e potenti tirano dritto come una locomotiva e il loro incedere diventa senso, la storia come deve essere. Ho pena nel vedere durante i vari G7 o G20 o altri tavoli di poker globale gli anarchici incappucciati che scassano banche e vetrine. Ci sono stato nel mezzo a Londra, cioè fra loro e gli sbirri organizzati in testuggini romane. È uno sbuffo che lascia agli atti due mezze sillabe di contrarietà. Se anche loro avessero memoria saprebbero che il sistema li produce e li guida ad essere insignificanti epifanie libertarie. De Lillo racconta un’analoga scena di subbuglio anticapitalista, facendola culminare con un individuo che si dà fuoco nell’estremo atto di protesta, rivolta al potere come al silenzio che lo circonda. Nel duello finale Cosmopolis contempla in simbiosi regicidio e autodistruzione. Soluzione narrativa, non politica. Questa vive dell’ossessiva incursione nel reale, una follia di cui non sappiamo innamorarci.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Ho pena nel vedere durante i vari G7 o G20 o altri tavoli di poker globale gli anarchici incappucciati che scassano banche e vetrine. (da AUTO DA SE’, editoriale di Luca Foschi)

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