AVANTI TUTTA


Editoriale del 19 GENNAIO 2016

Renzo Arbore è da mezzo secolo un mito dello spettacolo italiano. Disc jockey radiofonico, impareggiabile entertainer televisivo, regista e attore cinematografico, preparatissimo critico musicale, geniale inventore di un modo sempre alternativo di regalare al pubblico prodotti di qualità artistica non deperibile, acuto osservatore del costume nazionale, talent scout lungimirante di personaggi che occupano posti di primo piano nel mondo dello spettacolo (da Benigni a Pino Daniele, da Frassica a D’Agostino, dalla Laurito a De Crescenzo), coraggioso ripescatore di talenti dimenticati (Murolo e il repertorio napoletano, lo swing di Natalino Otto, la canzone divertente di Carosone), creatore di tormentoni così azzeccati da resistere all’usura del tempo (da “Alto gradimento” a “Quelli della notte”, con Marenco e Bracardi, fino ai ritornelli di tante sue canzoni), infine cantante leader della migliore orchestra che abbia oggi la musica italiana, acclamata in tutto il mondo. Per festeggiare i suoi 50 anni nello spettacolo, Roma gli ha ora dedicato, al Macro di Testaccio, una mostra imperdibile, esemplare per rigore e cura, “Videos, radios, cianfrusaglies”, allestita benissimo, che ripercorre, con filmati e musiche, tutte le tappe di una carriera esaltante, impreziosita dall’esposizione di tutti gli incredibili oggetti strani e curiosi collezionati in 78 anni di shopping bizzarro e sciagurato, foto di famiglia o di scena, interventi dello stesso Arbore e dei suoi amici storici. E Rizzoli gli ha pubblicato un’autobiografia divertente e coloratissima, “E se la vita fosse una jam session?”, che racconta con partecipazione e ironia una vita jazz all’insegna dello swing, dell’improvvisazione e della passione per il ritmo, partendo dalle origini foggiane per rintracciare le radici di una vocazione che, dopo aver sciacquato i panni nel golfo napoletano, approda alla Roma del 1965, con “Bandiera gialla”, il sodalizio con Boncompagni, l’incontro con la Melato e le serate a cantare stornelli con Gabriella Ferri. Nel seguire l’evoluzione che lo porta a diventare “cantautore da grande” e a utilizzare il mezzo televisivo in funzione “propedeutica” alla musica di qualità (“L’altra domenica” e “Doc”), Arbore riesce, senza farcelo pesare, a scrivere anche un bel libro di ricostruzione storica del costume e della cultura italiani, narrati in parallelo alla carriera di un artista colto, che ha saputo rimanere in costante sintonia con i tempi. Non per carezzarli nel verso del pelo, ma per fare il controcanto e lo sberleffo o per anticiparne le mode (e a volte per sferzarne preventivamente i germi cattivi, come in “Indietro tutta”). Con un’attenzione affettuosa per tutti i suoi beniamini, si chiamassero Modugno o Totò, Troisi o De Filippo, Fellini o Gassman. Il volume è un romanzo-intervista swingante che compone un affresco del nostro immaginario attraverso il ritratto di un uomo di spettacolo che ha saputo come nessun altro sorprenderci e coinvolgerci. Che raccomandiamo a tutti per una lettura godibile e più nutriente di quanto sospettiate. Meditate, gente, meditate.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da una pubblicità con Renzo Arbore (1985)

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