BONTÀ A PROVA DI NONNA


Editoriale del 08 dicembre 2016

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Le nonne si manifestano a Natale. Le reclutano le industrie alimentari per certificare la bontà di panettoni, pandori, glasse, merendine e torroni: tutto il lusso che in quei giorni possiamo permetterci messo in crisi dalle raccomandazioni igienistico-dietetiche di azzeccagarbugli e scassapalle di varia natura. Se la nonna dice che è buono vuol dire che è buono, non ci sono storie. Una nonna se ne fotte dei grassi saturi, se ne fa una ragione dell’acrilamide nelle patate fritte, delle salmonelle, dell’agonia delle galline negli allevamenti, dei problemi di fegato delle oche, delle intransigenze vegane: l’olio di palma la rende immortale. In campo culinario il nonno, invece, non ha mai avuto nessuna autorevolezza, figuriamoci a Natale. Ripreso con una merendina o con una fetta di panettone in bocca più che alla qualità del prodotto fa pensare alla mensa della Caritas. Che continui a spazzolare il fondo della salsa, sempre che la cucina della nonna non l’abbia già ucciso.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)


… In campo culinario il nonno, invece, non ha mai avuto nessuna autorevolezza, figuriamoci a Natale Ripreso con una merendina o con una fetta di panettone in bocca più che alla qualità del prodotto fa pensare alla mensa della Caritas
(da BONTÀ A PROVA DI NONNA di Marco Schintu)

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