CAR@ AMIC@


Editoriale del 16 giugno 2021

La rete è piena di siti nei quali linguisti, psicologi e sociologi impegnati nella lotta per un italiano più inclusivo, descrivono i sistemi più efficaci per neutralizzare due tra le peggiori discriminazioni grammaticali della nostra lingua: il maschile sovraesteso e il binarismo di genere. Il primo è la conseguenza della regola che impone la forma maschile per il plurale di nomi che designano gruppi misti (i ‘passeggeri’ sono ‘invitati’ a rimanere ‘seduti’ durante il decollo). Il binarismo grammaticale invece è la constatazione che la nostra grammatica riconosce solo due generi: il maschile e il femminile; e ciò ferisce le persone non binarie: agender, bigender, demigender e pangender, che non si riconoscono nelle convenzionali desinenze in ‘a’ e in ‘e’ del femminile né in quelle in ‘o’ e in ‘i’ del maschile.
Per liberare l’italiano dalla tirannia del plurale maschile è stato sperimentato, tra l’altro, l’uso dell’asterisco o della chiocciola al posto della desinenza maschile plurale (* passegger* sono invitat* a rimanere sedut* durante il decollo – @ passegger@ sono invitat@ a rimanere sedut@ durante il decollo). Questa formula, efficace e risolutoria nella lingua scritta, ha dei limiti evidenti nella forma orale data l’impronunciabilità dei due simboli. Inoltre asterischi e chiocciole lasciano immutata la polarizzazione maschile/femminile dei nomi singolari risolvendo solo a metà il problema del binarismo; e la soluzione rappresentata dalla proposta di introdurre un terzo genere grammaticale con la desinenza in ‘u’ (è sempre statu unu tifosu sfegatatu) rischia di essere peggiore del danno. La formula migliore, secondo i tanti esperti che la sostengono, è rappresentata dallo schwa, che possiede sia la forma singolare (ə) che quella plurale (ε) e ci consentirà, per esempio, di presentare ai nostri ospiti a cena lə/ε amicə/ε transgender di nostrə /ε figliə/ε agender senza ferire la suscettibilità di nessuno e dando subito agli interlocutori, sempre che abbiano capito qualcosa della nostra presentazione, le informazioni utili per evitare offensivi binarismi grammaticali.
Sembra perfetto, non fosse che per il momento lo schwa non si trova sulle tastiere e per scriverlo bisogna scaricarlo da internet; e che se non si è di origini campane, molisane, abruzzesi o calabresi, imparare a pronunciarlo è un’impresa parecchio impegnativa.

Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

“Se non si è di origini campane, molisane, abruzzesi o calabresi, imparare a pronunciarlo è un’impresa parecchio impegnativa.”
Da CAR@ AMIC@ – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

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