CHE COZZALONE


Editoriale del 5 GENNAIO 2016

Le cifre del nuovo film scritto e interpretato da Checco Zalone, “Quo vado?”, parlano chiaro: superare in un giorno l’incasso di 7 milioni di euro significa non solo imporsi come fenomeno comico del momento, ma polverizzare ogni record di uscita nelle sale italiane, battendo di gran lunga “Avatar” e l’ultimo “Star Wars”. E’ la riprova che il pubblico ha fame di divertimento e a confermarlo basterebbe il risultato del botteghino natalizio, che ha premiato la inconsistente commedia di Pieraccioni, il trentaduesimo cinepanettone di De Sica e Neri Parenti, sempre più sfiatato, l’esile “Natale col boss” e perfino l’imbarazzante clone del cinepanettone “Matrimonio al sud” con Massimo Boldi. Se basta la promessa di una risata per riempire le sale, il trionfo di Checco Zalone dimostra che il comico pugliese proveniente dalla tv è riuscito a intercettare gli umori profondi dell’Italia contemporanea e a cucinarli secondo la ricetta di un umorismo al passo con i tempi, insieme popolare e raffinato, imparando la lezione della gloriosa commedia all’italiana: rispecchiare la società, interpretarne il gusto e sferzarne i vizi. Orfano di Sordi, Gassman, Manfredi e Tognazzi, il nostro cinema sembra aver trovato finalmente un erede con il quale l’italiano del 2016 possa identificarsi in chiave farsesca. E siccome, pur essendo oggi tutt’altro che facile decodificare il Dna dell’Italia contemporanea (assai più complessa e frammentaria di quella degli anni Sessanta), di sicuro, rispetto a quei tempi, ci siamo involgariti, l’identità dell’italiano viene rappresentata da un beniamino del pubblico che ha scelto come pseudonimo Checco Zalone, ovvero ‘che cozzalone’, che in dialetto barese significa ‘che tamarro’ (come autore del soggetto, della sceneggiatura e delle musiche si firma col nome vero: Luca Medici). E a portare una boccata d’aria nuova nell’asfittico panorama della comicità nostrana è proprio questo Forrest Gump made in Italy, questo Mr.Bean senza cattiveria, dotato di un candore lunare come un Troisi in versione appunto tamarra e di un talentaccio musical-demenziale, come un Celentano trash (a cui nel film tributa un omaggio geniale). La regia di Gennaro Nunziante non vanta la confezione solida della tradizione dei Monicelli, dei Risi e dei Comencini: “Quo vado?” è un’operina amena dall’involucro fiabesco e di gusto naif, con una struttura dal respiro così ampio da abbracciare tutto il mondo (dalla provincia pugliese al Polo Nord, da Roma all’Africa). Ma il segreto del successo dei film di Checco Zalone, oltre alla freschezza e alla piacevolezza narrativa, è quello di inserire in un’atmosfera semplice e naturale temi brucianti ben radicati nel contesto attuale dei nostri giorni: X Factor e i leghisti in “Cado dalle nubi”, il conflitto tra islamismo e cristianesimo in “Che bella giornata”, il mito del posto fisso in questo. L’impiegato dell’ufficio Caccia e Pesca nel comune pugliese è il nipotino del vigile di Alberto Sordi: come lui velleitario e cialtrone, simpatico e umanissimo, di matrice parrocchiale e dal pronto strafalcione linguistico. Nutrito da un confuso immaginario, egoista e mammone, rintronato dall’aver orecchiato l’autodenigrazione tipicamente italica e gli ideali ecologisti alla No Tav. Senza darlo a vedere, anzi fingendo di puntare al puro divertimento, Zalone dissemina qua e là battute sulla condizione femminile, accenna con leggerezza alla mafia e al razzismo, sferza a suon di gag e tormentoni l’antico vizio italico delle piccole corruzioni che presiede al funzionamento della quotidianità, rasenta il politicamente scorretto (i lati positivi del mobbing e della disabilità) temperandolo nel finale di affettuoso buonismo. Insomma, contornandosi di caratteristi di talento (su tutti, Lino Banfi e Maurizio Micheli), sa come celebrare l’italiano prendendolo per i fondelli.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Luci della città (City Lights 1931) scritto, prodotto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin

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