CINEMA EDEN, FUMO NEGLI OCCHI


Editoriale del 3 aprile 2026

Da adolescente frequentavo il cinema Eden di Cagliari, dove si proiettavano seconde visioni di film western. Fumavano tutti: gli Indiani, i Nostri, ma soprattutto gli spettatori. Il fumo passivo nella sala aveva la densità del fumo di un sigaro toscano.

Nell’intervallo dopo il primo tempo il soffitto della sala si apriva all’aria fresca della notte che toglieva il fumo dagli occhi, dai polmoni e dal cervello.

Tuttavia, nell’iniziazione di un adolescente, più della nicotina del fumo passivo della sala poteva il cowboy che cavalca i paesaggi selvaggi dove spira il profumo della Marlboro Country e il fascino di “Smoke gets in your eyes” (“Fumo negli Occhi”) cantata da Nat King Cole o Harry Belafonte. Al Marlboro Man, il cowboy, abbronzato da sembrare un messicano, la Winston Cigarette preferì un purosangue bianco, WASP, bello, irresistibilmente maschio, che provocatoriamente domandava: “How come I enjoy smoking and you don’t?” “Come mai a me piace fumare e a te no?”. Ancora più seducenti erano le sigarette degli attori famosi, soprattutto la sigaretta di Humphrey Bogart. Nel film “Il mistero del falco” la arrotola con la destrezza di un consumatore di cannabis. Ne “L’ultima minaccia” ne espira il fumo assieme alla celebre battuta “È la stampa, bellezza!”. Due sigarette ancora accese sul portacenere di cristallo con cui inizia “Il Grande Sonno” suggeriscono, più di un’esplicita scena erotica, ciò che è stato tra Humphrey Bogart e Lauren Bacall. Ma è in “Casablanca” che la sigaretta di Bogart diventa sublime. Si era nel 1942, durante la guerra, quando fumare non era solo un piacere ma una necessità: per lenire l’ansia, la paura, la fame, il freddo, il caldo. Non ci sono atei in trincea, neppure non fumatori. Sul Carso il soldato della Brigata Sassari nella notte fumava col fuoco in bocca, a fogu aintru.

Rick Blaine-Bogart è il cinico padrone del Rick’s Cafè di Casablanca, dove si raccoglievano rifugiati politici, nazisti, spie, prostitute, criminali e soldati di ventura. L’aria del locale era avvolta da una nebbia di fumo delle sigarette degli avventori: fumano tutti, tranne Ingrid Bergman. Rick tiene la sigaretta senza filtro (il filtro era riservato alle donne) con l’estremità del pollice e dell’indice e ne inala profondamente il fumo con una smorfia di sofferenza, perché il fumo è acre, cattivo, perciò piace. Molti anni dopo “Casablanca” si sono scoperte cose orribili sul fumo. Humphrey Bogart è morto di tumore, e così pure il Marlboro Man. Di tumore al palato è morto il soldato della Brigata Sassari. Non si sa come sia finito l’uomo bianco della Winston, ma si è saputo che ogni anno negli Stati Uniti muore prematuramente quasi mezzo milione fumatori. Non è la nicotina che uccide, essa è il mandante, sono le quattromila sostanze tossiche, di cui almeno venti cancerogene, contenute nel fumo di tabacco. Il fumo viene bandito progressivamente ovunque. I fumatori si lamentano di una propaganda fanatica, ipocrita, diretta contro ogni forma di piacere. La longevità non è una misura di vita, vivere non è sopravvivere. Ma la vita del fumatore è diventata difficile. Cresce il numero di chi vuole smettere. “Smettere di fumare è facile” assicura il famoso libro di Allen Carr, che ha venduto più di otto milioni di copie in tutto il mondo. Lo sapeva anche Mark Twain: “Ci sono riuscito più di cento volte!”. Ma i lettori di “The easy way to stop smoking” non hanno impensierito la Philip Morris. La ricerca scientifica ha chiarito perché miliardi di uomini ogni giorno inalano avidamente il fumo di sigaretta, pur sapendo che fa male, e perché la maggior parte di coloro che riescono a smettere ricade inesorabilmente nel “vizio” anche dopo anni di astinenza. È la nicotina che produce una delle dipendenze più difficili da interrompere. Lo studio dei suoi effetti sul cervello degli animali da esperimento, ai quali la nicotina piace quanto ai fumatori, tanto che se la iniettano endovena e ne diventano dipendenti, ha permesso di individuare farmaci che aiutano a smettere di fumare (più efficacemente della lettura del libro di Carr), ha chiarito il perché delle ricadute e ha svelato il mistero dello straordinario successo della sigaretta elettronica.

Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

“Tuttavia, nell’iniziazione di un adolescente, più della nicotina del fumo passivo della sala poteva il cowboy che cavalca i paesaggi selvaggi dove spira il profumo della Marlboro Country e il fascino di “Smoke gets in your eyes” (“Fumo negli Occhi”) cantata da Nat King Cole o Harry Belafonte.” Da CINEMA EDEN, FUMO NEGLI OCCHI – Editoriale di Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

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