“Cos’è questa storia che ha scritto Filippo Martinez? Non sapevo che fossi un meteorologo!”, mi ha chiesto Maria Jesus, mia moglie.
“Un’esagerazione, mi limito a osservare le nuvole. Esagera sempre il Rettore, mi cercava in Micronesia, aveva organizzato una spedizione per recuperarmi. Io invece ero in Alta Brianza a casa di mio cognato Jeff”.
“Le nuvole?”
“Le nuvole, ad Aristan avevo addestrato una squadra di contemplatori, di nuvole ce n’erano tante. Un lavoro duro: restavamo distesi per ore pancia in su a guardare il cielo, occorrono straordinarie doti di resistenza. Eravamo dodici, qualche volta tredici, sul terrazzo dell’Ufficio, impegnati a leggerne la forma. Non ero certo il più bravo. Spesso vedevo solo figure amorfe sospinte dal vento, non riuscivo a concentrarmi. Dopo mezz’ora la testa mi girava, venivo colto dalle vertigini, desistevo. Un giorno mi sono appoggiato a Benito Urgu, non proprio il famoso cantante, un suo omonimo. Disteso sulla sedia a sdraio a fianco alla mia, continuava a guardare in alto e a prendere appunti. Uno con la mente sgombra. Sopra la sua testa passavano veloci scarpe da alpinista, camion senza rimorchio, lumache danzanti.
“Quanto pesavi alla nascita?” gli chiesi. Rispose senza esitare: “Sei chili e duecento grammi, fu un parto eccezionale.”
Mi fu tutto chiaro. Rientrai a casa camminando all’indietro.
“Sei pazzo, Tony, sei davvero pazzo”.
Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)
“Le nuvole, ad Aristan avevo addestrato una squadra di contemplatori di nuvole, un tempo se ne vedevano tante.” Da CONTEMPLATORI DI NUVOLE, Editoriale di Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)



