LE PAROLE GIUSTE


Editoriale del 23 maggio 2025

Christopher Pelkey una mattina dai colori autunnali, guidava per le strade di Chandler, Arizona. Per le stesse strade, procedeva anche Gabriel Horcasitas.

Per motivi ignoti, hanno iniziato a litigare, chiusi nei loro veicoli.

Al primo semaforo rosso, Christopher è sceso e si è avvicinato alla macchina di Gabriel, che forse spaventato, sicuramente armato, lo ha ucciso con tre colpi di pistola. Fin qui nulla di eccezionale. In un paese armato fino ai denti, non è un caso che la rabbia stradale provochi ogni anno più di mille morti. Ciò che ha reso il caso Pelkey unico è stato un particolare avvenuto in tribunale.

Negli Stati Uniti, durante i processi, verso la fine, c’è un momento, il Victim Impact Statement, dove le vittime spiegano alla Corte l’impatto che l’imputato ha provocato loro: vite distrutte, dolore, danni fisici e/o materiali. Insomma, ciò che il crimine ha realmente rappresentato per le vittime. Se la vittima è deceduta, a parlare possono essere familiari o amici.

La sorella di Christopher, Stacey, per due anni ha pensato a cosa dire in aula, al giudice e all’assassino del fratello. Ma non trovava mai le parole giuste per far comprendere veramente chi fosse Christopher. Né le sue parole erano pronte per il perdono.

Dentro di lei la lacerante dicotomia tra quello che la rabbia e il dolore la portavano a dire e quello che invece il fratello avrebbe detto. Lei lo sapeva: lui avrebbe perdonato, lei no.

Così nel processo per la morte di Christopher Pelkey, svoltosi a inizio maggio di quest’anno, per la prima volta nella storia dei processi americani, la sorella ha deciso, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, di lasciare che fosse Christopher stesso a rilasciare la sua dichiarazione.

Come nelle celebri poesie dell’Antologia di Spoon River, riprese meravigliosamente da Fabrizio De André, è il morto stesso a parlare e a raccontare la sua storia, le luci della sua vita, le ombre della sua morte.

Stacey, come una medium, si è fatta solo tramite tecnologico, mettendo da parte la sua rabbia e scrivendo parole dettate da ciò che, secondo lei, avrebbe voluto dire il fratello.

Così, durante l’udienza, in un video, la versione AI di Pelkey ha avuto modo di parlare:

“A Gabriel Horcasitas, l’uomo che mi ha sparato: è un peccato che ci siamo incontrati quel giorno in quelle circostanze. In un’altra vita, probabilmente avremmo potuto essere amici. Credo nel perdono e in Dio che perdona. L’ho sempre creduto e lo credo tutt’ora.”

Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

“Stacey, come una medium, si è fatta solo tramite tecnologico, mettendo da parte la sua rabbia e scrivendo parole dettate da ciò che, secondo lei, avrebbe voluto dire il fratello.

Così, durante l’udienza, in un video, la versione AI di Pelkey ha avuto modo di parlare:

“A Gabriel Horcasitas, l’uomo che mi ha sparato: è un peccato che ci siamo incontrati quel giorno in quelle circostanze. In un’altra vita, probabilmente avremmo potuto essere amici. Credo nel perdono e in Dio che perdona. L’ho sempre creduto e lo credo tutt’ora.” Da LE PAROLE GIUSTE – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

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