DELITTO DI PAESE


Editoriale del 05 aprile 2016

“Non tutti nella capitale/ sbocciano i fiori del male,/ qualche assassinio senza pretese/ lo abbiamo anche noi in paese”, cantava Fabrizio De André. Versi che mi sono tornati alla mente in questi giorni. Con la differenza che questo di pretese ne ha moltissime: un’infermiera serial killer avrebbe ucciso almeno 14 ricoverati all’ospedale di Piombino, per me vicinissimo ad Aristan. Un horror di serie C si incista nella realtà più quotidiana, al punto che una delle vittime mi ha venduto anni fa la stanza nella quale sto scrivendo. Neppure c’è l’attenuante (comunque miserabile) dell’eutanasia per malati terminali in preda ad atroci sofferenze: nessuno di loro era in grave pericolo di vita, chi aveva il femore rotto chi una protesi all’anca chi una crisi respiratoria. Flebile la speranza che sia tutto un abbaglio. Il pensiero va alle famiglie degli assassinati, ma anche ai medici, alle colleghe, al marito e ai figli della presunta orca: come superare il puro orrore di aver vissuto al fianco di una persona di cui conosciamo l’assoluta umanità, i gusti, le gioie e i dolori, i pregi e i difetti, con cui abbiamo condiviso cene e risate, amore e amicizia, screzi e battute, e farla coincidere con un mostro omicida? Stavolta il male non lo si può esorcizzare allontanandolo da noi. Il primo sospetto sarebbe venuto al figlio di una delle vittime, quando ha visto quell’infermiera scontrosa iniettare nella vena della madre una fiala di liquido trasparente (che si rivelerà una dose di eparina pari a 14 volte la quantità massima tollerabile), dicendo “Almeno così dorme”. Una frase che sembra sottintendere la perversa liberazione da questa valle di lacrime offerta alla paziente da un’infermiera in preda a una depressione tanto profonda e cattiva quanto abilmente dissimulata. Quella povera donna almeno dorme, a noi rimangono gli incubi.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

Una frase che sembra sottintendere la perversa liberazione da questa valle di lacrime offerta alla paziente da un’infermiera in preda a una depressione tanto profonda e cattiva quanto abilmente dissimulata.
(da DELITTO DI PAESE editoriale di Fabio Canessa)
da Il grande Lebowski (1998) diretto dai fratelli Coen, con Jeff Bridges e John Goodman

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