“Ti sei ricordato di fare gli auguri ad Annibale? Sei sempre l’ultimo. Oggi è il suo onomastico. Del resto, non ti ricordi mai nemmeno del mio”, mi ha detto Maria Jesus, mia moglie.
Passo le giornate su WhatsApp a distribuire auguri di compleanno, di onomastico, di Natale, di Pasqua, di Buon Ferragosto, di quello che volete voi. A tutte quelle che si chiamano Maria, a tutti quelli che si chiamano Francesco. A gente che spesso non conosco, che non ricordo, che non riconosco, che non ho voglia di riconoscere. E ogni volta devo pensare a cosa scrivere, a quanti calici, torte, bottiglie di spumante aggiungere per non essere da meno di quelli che mi hanno preceduto.
Sono inserito in decine di gruppi, qualcuno a cui fare gli auguri c’è sempre. Ci sono quelli dell’asilo, quelli delle elementari, quelli della maturità, quelli dell’università, quelli del calcetto, quelli della barca.
Nel gruppo dell’Azione Cattolica ai tempi del beato don Antonio gli auguri sono un modo per contarsi. I sopravvissuti sono comunque un centinaio, un migliaio se aggiungiamo mogli, figli e nipoti:
“Auguri a tutti i Pietro e Paolo del gruppo con derivati, diminutivi e nomi composti”.
Avevamo otto anni. In molti, crescendo, sono diventati atei ma continuano ad aver paura dell’inferno e a farsi il segno della croce a ogni piè sospinto.
“Come te!”, ha detto Maria Jesus. Non saprei dirvi quando cade il suo onomastico. A Natale? A Pasqua? Per l’Assunzione? Il suo è un nome che mi costringe a fare i conti con la fede.
Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)
“Passo le giornate su WhatsApp a distribuire auguri di compleanno, di onomastico, di Natale, di Pasqua, di Buon Ferragosto, di quello che volete voi.” Da È SEMPRE TEMPO DI AUGURI – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan).



