FACEBRUT


Editoriale del 4 luglio 2017

Non sono su Facebook, ma non me ne vanto. Non ci sono semplicemente per mancanza di tempo. Se avessi 18 anni ci sarei di sicuro e mi divertirei moltissimo. Ma ora proprio non posso: sarei travolto da migliaia di richieste di amicizia da tutti gli studenti che ho avuto e magari anche qualche loro genitore, amici vecchi e nuovi, giornalisti e professori, ex-compagni di scuola e di università, parenti e serpenti. E io, per democrazia cristiana (come diceva Totò), non rifiuterei nessuno. Anche se mi contattasse Adolf Hitler, accetterei l’amicizia e scambierei con lui quattro chiacchiere. Però sarei sommerso da domande sulle versioni di latino e greco, da pareri su film e dischi, da discussioni letterarie, per non parlare della politica e del delizioso sciocchezzaio locale e globale. Sarebbe una pacchia, ma dove troverei poi il tempo per leggere libri e vedere film, ascoltare musica e correggere compiti, scrivere articoli e fare pipì? Non mi posso permettere di farmi vampirizzare il tempo da Facebook, così sono costretto a starmene da solo, mentre voi ve la godete. Eppure non riesco neppure io a evitare la carrellata di miserabili che postano su Facebook le loro foto più imbarazzanti, puntualmente riprese dai giornali o da vari siti generalisti. C’è la ragazza pestata dal fidanzato che si mostra con l’occhio tumefatto per accusare quel bruto di violenza e viltà. E tutti a confortarla e a ricoprire di contumelie l’energumeno. Quando eravamo bambini, se uno prendeva un pugno, non usciva di casa per un mese per non farsi vedere così malconcio, oggi posano sui social network per farsi compatire. Giusto, obietterà qualcuno, bisogna denunciare la violenza e oportet ut scandala eveniant. Ma che dire allora di Meghan Linsey che, morsa da un ragno velenoso, si è compiaciuta di mostrare su Instagram la necrosi del volto, con tanto di zoom sui dettagli del gonfiore e sulla cicatrice, fino a inquadrare la decomposizione della pelle e il trucco per coprirla? Facebook sembra aver rianimato una voluptas dolendi poco petrarchesca e molto Cronaca Vera, che titilla un disgustoso mix di esibizionismo e vittimismo, impudico e schifosetto, mascherando da denuncia sociale miserie private con la pretesa che diventino pubbliche virtù. Se vi picchiano, denunciate l’aggressore ai carabinieri. Se un ragno velenoso vi morde, correte al pronto soccorso. E risparmiateci lo spettacolo morboso e stomachevole della vostra faccia ammaccata con lo sguardo da diva del muto in menopausa.

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)

Se un ragno velenoso vi morde, correte al pronto soccorso (da FACEBRUT, editoriale di Fabio Canessa)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA