FIGHETTI E VINCENTI


Editoriale del 25 novembre 2015

Dovunque io mi giri trovo qualcuno che mi propone qualcosa di vincente. Dal look allo stile, dal sorriso all’idea, dai corsi di comunicazione alle tecniche di vendita, tutto deve essere vincente.
Le offerte si moltiplicano: un enorme sforzo per spuntarla senza sforzo. Scippare l’avversario con le apparenze, basta l’immagine, il comportamento, una biografia costruita a tavolino, e possiamo vincere gratis, come biglietti della lotteria.
Ho studiato la storia, la letteratura, la Bibbia. Lì ho conosciuto uomini Vittoriosi, non vincenti. Esistono ancora e per sempre, perché hanno vissuto il trionfo dopo una battaglia, un feroce corpo a corpo che impasta polvere e sangue, o fredde guerre di astuzia, rischi altissimi, colpi di genio.
E ho conosciuto uomini Sconfitti, che mi hanno insegnato che anche perdere, può essere sacro.
Chi sono questi vincenti, unghie curate e mani sporche, che vantano la gloria di aver sgomitato, di essere passati, spietati, sul cadavere del nemico; quali sfide hanno affrontato, quanti denti spezzati, quanti momenti di terrore hanno superato?
Vincenti che, il giorno in cui perderanno, avranno perso anche se stessi, e non esisteranno più.

Genny Pignataro Atzeni
(Rabdomante ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Spettacolo di varietà (The Band Wagon 1953) diretto da Vincente Minnelli, con Fred Astaire e Cyd Charisse

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