Nella notte più lunga, cerco una compagna.
Fuori è buio, freddo e ogni movimento costa fatica ed è una perdita di energie preziose. Anche il cibo non è facile da reperire. Ma lo stesso, la cerco disperatamente. Tanto disperatamente che la fantasia mi gioca brutti scherzi e la vedo dietro ogni ombra.
Lei usa un profumo speciale, deciso, un profumo che sa di dolce, che sa di lei. Lo usa perché con questo buio, trovarsi diventa sempre più difficile. Chiudo gli occhi, tanto non servono, e mi abbandono al mio olfatto. E nel buio finalmente la sento. È lei. Accelero, corro dove il profumo mi chiama. Ancora un metro e ci sono. Lei è lì, finalmente so che è lì. Fa finta di non notarmi, ma so che anche lei mi sta cercando, anche lei, al buio, mi sta cercando. Mi avvicino e la bacio sulla pancia. La tensione della ricerca e dell’attesa fa sì che più che un bacio, il mio sia un morso. La mia bocca non riesce più a staccarsi da lei. Uniti in questo momento, nuotiamo assieme. Uniti per paura che l’ombra degli abissi ci separi nuovamente.
Non so cosa mi succeda, ma sento che oramai sono un tutt’uno con lei. Siamo una cosa sola, ma non metaforicamente. Siamo veramente fusi. Il mio corpo e il suo si stanno fondendo e non distinguo più dove finisce la mia bocca e dove inizi il suo ventre. La pelle è diventata unica. Il mio corpo lentamente si scioglie per diventare lei. Noi maschi di Lofiformi, piccoli pesci abissali, che nuotiamo a 1000 metri di profondità, in una notte perenne senza stelle, durante l’accoppiamento diventiamo un’appendice delle nostre femmine. Diventiamo una protuberanza che, non avendo più bocca, né pinne, si nutre del sangue della femmina che oramai parassitiamo.
Mi annullo, mi annichilisco, perdo la mia identità e la mia unicità. Perdo tutto. Ma in cambio del mio corpo e della mia libertà, mi riproduco e così ricevo, qui e per sempre, l’unica forma per me possibile di Eternità.
Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)
“Non so cosa mi succeda, ma sento che oramai sono un tutt’uno con lei. Siamo una cosa sola, ma non metaforicamente. Siamo veramente fusi. Il mio corpo e il suo si stanno fondendo e non distinguo più dove finisce la mia bocca e dove inizi il suo ventre.” Da FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)



