HARROS. LA NASCITA DELL’OCCIDENTE. Di Antonangelo Liori


Editoriale del 14 gennaio 2026

Capitolo 41 – La porpora distingue il senatore dal cavaliere

Plinio il vecchio studiò la porpora e le murici, qui si narra di cosa raccontò sul meraviglioso colore

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Io, Plinio il vecchio, ho studiato il murice e la porpora.

Le porpore vivono al massimo sette anni. Si nascondono, come i murici, all’inizio della canicola per trenta giorni. In inverno si riuniscono e, sfregandosi tra di loro emettono un particolare umore mucoso. Nella stessa maniera fanno i murici. Ma le porpore hanno in mezzo alla bocca quel fiore ricercato per tingere le vesti. Qui si trova una candida vena con pochissimo liquido, da cui nasce quel prezioso colore di rosa che tende al nero e risplende. Il resto del corpo non serve a niente. Si cerca di catturarle vive, perché gettano fuori questo succo insieme alla vita. E si estrae dalle porpore più grandi dopo che viene tolta la conchiglia, mentre le più piccole vengono frantumate vive con la mola, in modo da fargli espellere quel liquido.

Di questo sono ornati i fasci e le scuri Romane, e sempre questo dà maestà alla giovinezza. Distingue il senatore dal cavaliere; è utilizzato per placare gli dei, e fa risplendere ogni veste: nei trionfi è mescolato all’oro. Per questo sia scusata la follia della porpora. Ma da dove provengono i prezzi delle conchiglie, che hanno cattivo odore nel sugo, un colore grigiastro austero e simile al mare in tempesta?

La lingua della porpora è lunga quanto un dito e con essa si nutre forando le altre conchiglie: tanta è la durezza dell’aculeo. E si uccidono con l’acqua dolce, e perciò si immergono in un fiume: altrimenti una volta prese, vivono cinquanta giorni con la loro saliva. Tutte le conchiglie crescono molto rapidamente, e specialmente le porpore: raggiungono le loro dimensioni in un anno. Vi sono due tipi di conchiglie che producono il colore detto porpora e quello detto conchilio (la materia è la stessa, ma diversa la combinazione). La conchiglia più piccola è il buccino, così detta per la sua somiglianza alla tromba, con cui si suona: e da qui l’origine del nome, per la rotondità della bocca, incisa nel margine. L’altra è chiamata porpora, ha un rostro sporgente a forma di cunicolo e un’apertura laterale. In più ha spine simili a chiodi fino all’apice della spira, con circa sette aculei per giro, che non ci sono invece nel buccino: ma entrambi hanno tanti giri quanti sono i loro anni. Il buccino aderisce ad alcune pietre e si raccoglie fra gli scogli.

Ce ne sono molti tipi, che si diversificano per l’alimentazione e per il substrato dove si trovano. La lutense si nutre di fango mentre la algense di alghe, entrambe sono di scarsissimo valore: migliore è la teniense, che si raccoglie negli scogli; ma anche questa è troppo leggera e liquida; la calcolense prende il nome dai sassi del mare, incredibilmente adatta alle conchiglie in genere e soprattutto per le porpore; la dialutense si chiama così perché si nutre in substrati di vario genere. Le porpore si prendono con strumenti simili a nasse, piccoli e con maglie larghe, gettati in profondità. Essi contengono come esca delle conchiglie chiuse e robuste, come i mitili: queste, mezze morte, ma ritornate in mare, rivivono aprendosi rapidamente e richiamano le porpore, che le penetrano con le loro lingue distese; ma quelle, stimolate dall’aculeo, si chiudono e stringono le lingue: così le porpore vengono tenute penzolanti per la loro avidità.»

THARROS. LA NASCITA DELL’OCCIDENTE

Di Antonangelo Liori

Capitolo 42 – Io che ne estraggo una goccia sola e divento rosso

Del motivo per cui i fenicotteri diventano rossi secondo tradizione, sentimento e scienza.

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Mangio io, fenicottero, l’artemia salina. E poi estraggo dai murici una goccia appena. La goccia rossa che tinge le mie piume facendomi chiamare dai sardi “gent’arrubia”, il popolo rosso.

Mangio porpora e porpora divento

Sono la metafora dei fenici, che prendono il nome dai greci, phoenikes, gente rossa.

Perché porpora vendevano, dai murici estratta. Una sola goccia rossa per ogni murice.

In Sardegna le chiamano “bucconis”, bocconi.

E mangiano cadaveri.

Poi i cadaveri, gli uomini che non vivono, mangiano loro.

Io sono rosa, perché murici mangio.

Una goccia sola.

Sangue di morto.

E divento viva.

I greci mi chiamavano phoinikópteros significa “dalle piume rosse”.

E come fenicottero sono conosciuto.

Fenicio.

I fenici erano fenicotteri.

Gente rossa.

Genti arrubia.

Phoinikopteros, cioè phoenikes, cioè gente rossa.

Gente che campa di murici.

Io e loro.

Oggi è stato dimostrato che i fenici non erano un popolo.

Non erano nient’altro che commercianti di porpora.

Andavano in giro per il mondo come me, con le loro piume rosse.

Distingue il senatore dal cavaliere, la matrona dall’ancella, la donna pia dalla sgualdrina.

Io sono fenicottero, e fenicio.

Sono il rosso del murice.

Sono la storia.

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Di Antonangelo Liori

Capitolo 43 – Quando si scoprono i mondi

Di come il fenicottero è un fenicio che attraversa mondi sconosciuti per offrire al mondo la sua sapienza e il suo mistero

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Vado in giro per il mondo alla ricerca di murici.

Ma i murici non si trovano in Oriente.

Ed è pieno dove io vado.

Negli stagni sardi.

Nella lontana Africa.

Non in Libano o Israele, in Palestina o Egitto.

E qui pescavano i murici.

Nella terra degli shardana.

Una goccia a conchiglia.

Qui si raccoglieva il bisso.

Che avvolge la “pinna nobilys”, il più grande bivalve del mondo conosciuto.

Qui si raccoglieva e si raccoglie.

Se ne facevano vesti per i re, tinte di porpora.

Gli shardana partivano per il lontano oriente a vendere il bisso color porpora per i re.

Io vado a caccia di murici.

E siamo diventati gente rossa, phoenikes e phoenikoteres.

Rossi di murici.

Volo con le mie grandi ali verso mondi fatati.

Nei paradisi di murici.

Dove tutto è sereno.

E sto su una sola zampa perché il mondo sappia che sono un avventuriero.

Come i phoenikes, che non sono un popolo ma una casta di mercanti di bisso e porpora.

Quando arrivavano a Tiro e Sidone erano pronti a ripartire prima ancora di sbarcare.

Perché erano avventurieri.

E l’avventuriero un giorno è qui e l’altro è la.

Vende e compra, ruba e baratta.

Io rubo il rosso ai murici.

Una goccia per ogni conchiglia.

Una sola goccia per la mia vita.

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Di Antonangelo Liori

Capitolo 44 – Io non ho storia perché sono la storia

Di come il fenicottero racconti cosa sia la storia immortale e di come si racchiuda in un momento solo

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Una sola goccia di rosso porpora in un solo murice.

Diecimila gocce per la tunica del re.

La storia non è una goccia di sangue di murice.

Il murice viene divorato.

Io divoro murici.

Non ho storia.

Sono la storia.

Passano i regni.

Passa il tempo immutabile.

Passano uomini.

Passano gli dei.

Passano i sogni.

Passano le speranze.

Io non passo.

Sono la storia.

Non preoccuparti tu che nulla sai.

Non preoccuparti tu che nulla dici.

Sono l’uccello dalle larghe ali color porpora.

Sono la gente rossa.

Sono il popolo rosso.

Sono la storia.

Capitalizzo i miei inganni nel mio colore.

Capitalizzo i segreti svelandoli.

Capitalizzo il bene nel male.

Sono la storia.

Guardami passeggero del mondo.

Guarda il mio volo possente.

Sono il fenicio che non sono.

Sono il colore che mangio.

Sono il murice, il boccone.

Sono il vivo che beve il sangue di chi grazie ai morti vive.

Balla con me. Passeggero del mondo.

Balla con me.

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