IL MEGLIO DOPO POCHI


Editoriale del 13 luglio 2021

Parlando di un bravo chitarrista della scena toscana, ai tempi dei gruppi che suonavano nei garage, un mio amico disse che, secondo lui, era “il meglio dopo pochi”. Io mi scompisciai dalle risate per il discorso a pera: se era il migliore non poteva venire dopo qualcun altro, sennò il migliore era quello che veniva prima di lui. E oltretutto anche “dopo pochi”: non il migliore dopo Tizio, ma dopo pochi, cioè addirittura più di uno. Meno male erano pochi, altrimenti il migliore rischiava di scivolare verso il peggiore. La buffa definizione idiota mi è tornata alla memoria improvvisamente domenica, vedendo la formidabile partita di tennis a Wimbledon: ho pensato che Matteo Berrettini è “il meglio dopo pochi”, cioè dopo Dokovic, che è il migliore dopo nessuno. La qualità stellare del match e il ricordo dell’espressione surreale di quel citrullo del mio amico mi avevano messo di buonumore. Che è sparito subito al secondo minuto della partita di calcio a Wembley, con il goal di Shaw e l’Italia apparentemente smarrita (sia la squadra sul campo che noi sul divano di casa). Temevo che, come Berrettini, anche i nostri calciatori fossero i meglio dopo pochi. Allora mi è venuto in mente che l’intenzione del mio amico era quella di elogiare in modo superlativo quel chitarrista, voleva dire che era il migliore di tutti, solo che lui si esprimeva in maniera goffa e gli era venuta fuori quella stronzata. Non ci crederete, ma da quel momento la squadra di Mancini ha cominciato a funzionare alla grande e si è visto come è finita. Siamo i meglio. Non dopo pochi.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Siamo i meglio. Non dopo pochi.”
Da IL MEGLIO DOPO POCHI – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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