La scienza è fatta di verità, di dubbi e di menzogne.
Ogni disciplina ha avuto, nella sua storia, menti eccelse, ma anche ciarlatani disposti a falsificare la realtà pur di conquistare fama e prestigio.
Ma tra i geni e i truffatori c’è anche un’altra categoria: i burloni. Grandi scienziati che, non prendendosi troppo sul serio, hanno preso in giro colleghi e, con loro, tutto il mondo accademico.
Questa è la storia di due straordinari naturalisti dell’Ottocento: il grande ornitologo John James Audubon e l’instancabile Constantine Samuel Rafinesque.
Rafinesque trascorse gran parte del 1818 viaggiando da solo lungo la valle del fiume Ohio, nella parte occidentale degli Stati Uniti. La sua aspirazione era cercare di descrivere specie nuove, in un momento storico dove c’era ancora tanto da scoprire e da rivelare al mondo. Durante il viaggio si fermò ospite di Audubon per qualche giorno, giusto il tempo di cadere nella sua trappola. Capita la bramosia del collega di trovare specie nuove, Audubon inizio a descrivere roditori e pesci mai visti prima.
Gli descrisse roditori saltatori con la coda simile a quella di un leone, altri con occhi enormi e specie sempre più improbabili. Poi arrivarono i pesci: persici a macchie nere, creature dalle forme bizzarre e persino un gigantesco “pesce diamante”.
Rafinesque ascoltava, prendeva appunti e disegnava.
Non so fino a che punto Audubon pensasse che il collega avrebbe capito lo scherzo. Probabilmente immaginava che, prima o poi, l’assurdità di quelle descrizioni lo avrebbe insospettito.
Non accadde.
Nei due anni successivi Rafinesque pubblicò i risultati delle sue ricerche e, insieme alle specie che aveva realmente osservato, descrisse e battezzò anche quelle che Audubon si era semplicemente inventato. Undici pesci e almeno dieci mammiferi immaginari entrarono così, con tanto di nome scientifico, nella letteratura zoologica.
Il perché Audubon si prese gioco di Rafinesque non si sa, mi piace pensare che fosse puro divertimento. Quel che è certo è che, dopo anni, il karma come un boomerang tornò a bussare alla porta di Audubon. Infatti, il tassidermista e amico John Graham Bell, creò un uccello impagliato, unendo pezzi di uccelli appartenenti a specie diverse. Entusiasta del ritrovamento Audubon ne invio subito notizia in Europa, per scoprire poco dopo che il fantastico uccello era una chimera inventata dall’amico. Come tanti burloni, Audubon se la prese più per non aver intuito la beffa che per essere finito vittima di un gioco da lui stesso inventato.
Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)
“La scienza è fatta di verità, di dubbi e di menzogne”. Da IL TOPO CHE NON C’È – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)



