È difficile parlare di dialogo sincero quando una delle parti pensa di essere il meglio, e per di più l’“unico” meglio. È l’obiezione che ritorna ogni volta che i cattolici ripetono che Gesù è l’unico redentore: parola che, detta così, sembra ancora una dichiarazione di concorrenza esclusiva. Ma nel caso di Gesù, che cosa significa davvero “unico”? Unico in che cosa, se gli stessi credenti affermano che egli è il Verbo fatto simile all’uomo in tutto, eccetto il peccato? Da qualche parte deve essersi annidato un equivoco.
Perché se Gesù è “in tutto simile all’uomo”, allora la sua croce non è l’unica croce ingiusta della storia. Non è l’unico innocente condannato, né l’unico credente eliminato da altri credenti in nome di Dio. E infatti i cristiani leggono la sua morte “secondo le Scritture”, cioè riconoscendo in lui la stessa sorte dei giusti perseguitati e dei profeti rifiutati. Dov’è allora l’unicità?
Gesù ha vissuto fino in fondo il destino del credente tradito da altri credenti: ha vissuto il destino dei “figli dell’uomo”, ma lo ha vissuto come “Figlio di Dio”, in modo inclusivo. Così, Figlio dell’uomo e Figlio di Dio, risorto, egli dice da che parte sta il senso del fatto più senza senso che si possa immaginare. Non nel dolore imposto, ma nel dolore condiviso. Come su quella croce: tra un condannato che si sa colpevole e un condannato che sa e si sa innocente. E tutti e due, morendo diversamente per quel dialogo, rivelano già la verità della risurrezione. E se questo senso è vero sulla sua croce, allora è vero ormai per tutti i senza senso della storia, in ogni tempo e luogo.
Per questo, Signore, unico tu sei,
non nella gara dei perfetti,
ma nella luce che rivela ogni martire.
Perché di ogni vittima,
innocente o colpevole,
ti sei fatto fratello.
Antonio Pinna (salmista ad Aristan)
Post scriptum (nota di accompagnamento)
Salmo nato dopo il documento vaticano «Un cammino di speranza» (reso pubblico il 16 settembre) e la reazione del rabbino Riccardo Di Segni (Repubblica, 23 settembre) sulla formula dell’“unico redentore”, ancora percepita come concorrenziale.
“Come su quella croce: tra un condannato che si sa colpevole e un condannato che sa e si sa innocente. E tutti e due, morendo diversamente per quel dialogo, rivelano già la verità della risurrezione.” Da Salmo 573 – L’UNICO CHE SOMIGLIA A TUTTI – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



