UN ITALIANO AL CINEMA


Editoriale del 7 marzo 2017

Mi è capitato di vedere alcuni degli ultimi film usciti nelle sale in lingua originale con i sottotitoli: “Moonlight”, “La La Land”, “La battaglia di Hacksaw Ridge”. E di scoprire di averli apprezzati molto di più di quelli doppiati, ad esempio il cartoon “Ballerina”, che nella versione italiana è reso imbarazzante dalla voce di Eleonora Abbagnato, talmente pessima da rendere la recitazione curiosamente straniata. E’ vero che il doppiaggio è un’arte tutta italiana, così nobile da aver spesso migliorato il sonoro originale; ma anche in quel caso assistiamo a un film fasullo, pesantemente deformato nella prova degli attori. In tutte le altre nazioni, i film vengono proiettati in lingua originale con i sottotitoli, ma il titolo viene giustamente tradotto, almeno la gente sa di che si tratta. Al contrario, il nostro è l’unico paese dove i film vengono doppiati, mentre il titolo rimane in inglese (a volte viene ridicolmente tradotto in inglese perfino il titolo di un film tedesco o francese). Con il risultato che nessuno lo capisce. Provate a chiedere agli spettatori che hanno visto questi film il significato del titolo. Che vuol dire “La La Land”? Che significa “Split”? Perché “Moonlight” si intitola così? Buio totale. Lo aveva capito bene più di 60 anni fa l’Alberto Sordi di “Un americano a Roma”: siamo una colonia provinciale ed esterofila che non sa l’inglese, ma si compiace del sound maccheronico di “uotts american” e della “mostaada”. Se volete fare i sapientoni, spiegatelo voi che La La Land è la locuzione che indica Los Angeles e, insieme, uno stato di sognante euforia per il paese dei balocchi. Che split significa scissione, quella a cui è soggetto lo schizofrenico protagonista. Che moonlight cita il verso di un poeta che, a proposito della condizione della gente di colore, dice che “al chiaro di luna i ragazzi neri sembrano blu”. Al chiaro del doppiaggio i titoli in inglese, anche se (o forse proprio perché) incomprensibili, sembrano ganzi. Uotts american boy! La mostaada…

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)

Al chiaro del doppiaggio i titoli in inglese, anche se (o forse proprio perché) incomprensibili, sembrano ganzi. Uotts american boy! La mostaada…

Ganzissima e sottotitolata – Tu vuo fa l’americano cantata da Renato Carosone tratta da Toto’, Peppino e Le Fanatiche (1958)

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