JAZZ APPEAL


Editoriale del 8 aprile 2015

Resto sempre ammaliata dai ritratti di musica jazz; un connubio unico, quello tra fotografia e jazz, che non esiste per altri generi musicali. Mi chiedo come si possa fissare in un istante il fluire di una musica che si fa beffe dell’immobilità di un fotogramma, eppure il jazz è pura espressione di istanti creativi. Ogni volta che guardo le sue immagini penso ad una storia d’amore, un amplesso proibito tra razze e culture diverse: erano i primi del ‘900 quando l’America invitò l’Europa ad una festa, e lei ci andò. In un locale pieno di fumo e ragazze dai capelli corti, sobbalzò ad una musica mai udita prima. Da quel momento il Jazz cominciò a solcare l’Oceano avanti e indietro, proprio come il pianista del Virginian, allacciando i suoni e il canto di mondi diversi ma innamorati. Vedo lo stesso abbraccio unire il corpo del musicista al suo strumento in una dimensione quasi erotica, impressionare la pellicola come una luce e trasmettere la tensione dei sensi, dei muscoli facciali, dei nervi, di due corpi che si compenetrano.
Il Jazz, prima ancora di ascoltarlo, lo guardo.

Genny Pignataro Atzeni
(Rabdomante ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Gli Aristogatti (1970) diretto da Wolfgang Reitherman

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