LA BELLEZZA DEL PASSATO


Editoriale del 15 agosto 2025

Se devo pensare ad un qualcosa che per me rappresenti la soggettività della bellezza, la prima immagine che mi viene in mente è un luogo decadente ed abbandonato.

Da più di dieci anni ho una vera passione ed attrazione per questi luoghi che sono entrati prepotentemente nella mia vita, nelle mie fotografie, nel mio lavoro. Li cerco con una smania quasi predatoria. Quando li trovo, e ci entro per portarne via solo delle fotografie, provo una gioia infantile. Dei tesori a lungo cercati e finalmente trovati. 

Il primo incontro è avvenuto per caso: seguendo un fotografo a Detroit nelle sue uscite a caccia di questi luoghi, entrai in una fabbrica in disuso. Cercavamo al buio la via di accesso, salendo scale diroccate. Come falene al buio, ci dirigevamo verso le poche fonti di luce per cercare qualcosa che non sapevamo. L’attesa e la ricerca vennero ripagate quando entrammo negli ambienti illuminati dalla luce naturale. Una bellezza che ti toglie il respiro. E qui torna il discorso sulla soggettività della bellezza. Trovo belli i muri a malapena ancora dritti, i soffitti che svelano il cielo, i mattoni a vista ad incorniciare ferite aperte su stanze in rovina. 

Alla fabbrica di Detroit, sono seguite ville, chiese, scuole, fabbriche, edifici di ogni genere, con un passato vivo, ma un presente di abbandono. Spesso mi chiedo cosa mi attragga di questi luoghi, cosa susciti in me tale incantamento. Forse ad attrarmi è la mia propensione per il difetto, per l’imperfetto. La bellezza pura, canonica, la simmetria e la perfezione mi spaventano ed in certi casi mi annoiano.

Questi luoghi al contrario, sono come vecchie attrici del cinema muto, la cui bellezza passata, dopo una vita di eccessi, una vita ampiamente vissuta e goduta, ha lasciato il posto alle rughe, alla tosse per le troppe sigarette, alla voce roca e al viso segnato. Così i miei luoghi abbandonati sono decrepiti, ma quando li attraverso, sento ancora la loro linfa scorrere, vedo il loro passato splendore che fa capolino da una finestra in frantumi o da una porta divelta. Sono luoghi fantasmi che, sintonizzandosi su frequenze diverse dalle solite, sanno ancora parlare, sanno ancora reclamare la loro bellezza. 

Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

“Questi luoghi al contrario, sono come vecchie attrici del cinema muto, la cui bellezza passata, dopo una vita di eccessi, una vita ampiamente vissuta e goduta, ha lasciato il posto alle rughe, alla tosse per le troppe sigarette, alla voce roca e al viso segnato.” Da LA BELLEZZA DEL PASSATO – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

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