LA DICHIARAZIONE D’AMORE


Editoriale del 1 giugno 2025

Babbo e mamma abitavano a 36 metri di distanza. Si conoscevano e non si erano mai parlati: non usava che un ragazzo parlasse da solo con una ragazza. I parenti di lei non avrebbero gradito la confidenza. Però babbo, quando tornava dal Campidano un giorno alla settimana, guardava mamma senza farsi notare e mamma guardava babbo senza farsi notare.

Un giorno la madrina di babbo e la madre di mia mamma dovevano andare all’ufficio del catasto che si trovava in un paese vicino. E la madrina disse a nonna: “Ci accompagna sicuramente mio figlioccio perché ha venduto il cavallo e comprato un’autovettura”.

Babbo accettò volentieri, a patto che venisse anche mamma.

Sedettero le due anziane dietro, babbo e mamma davanti e fu quello il primo bel giorno della vita di mio padre.

Aveva calcolato tutto. Poiché l’ufficio del catasto era al primo piano stabilì che le due donne ci potessero mettere almeno due minuti per salire le scale e avvicinarsi alla finestra dalla quale poter vedere cosa facessero i due ragazzi.

Babbo e mamma non potevano stare dentro l’abitacolo ma fuori, in modo da essere sorvegliati da nonna.

Appena babbo vide le due donne entrare nel portone, si rivolse subito a mamma sapendo che fra domanda e risposta aveva meno di due minuti di tempo. “Sono un bravo ragazzo, sono un lavoratore, sono perfettamente in grado di mantenere una famiglia, voglio mettere su famiglia e la voglio costruire con te. Mi vuoi sposare?”.

Mamma, tenendo l’occhio rivolto alla finestra del primo piano, gli rispose in un soffio: “Se i miei genitori sono d’accordo sì”.

Un larghissimo sorriso occupò il volto burbero di babbo. Ma quando vide spuntare il volto di nonna da quel maledetto vetro cercò di darsi una regolata e ridivenne burbero.

Mamma ci mise un mese di tempo per trovare il coraggio di parlarne con suo madre, che diede il suo assenso. E altri due mesi – e 240 rosari – per chiedere il consenso a suo padre, che era un gigante in velluto e gambali poco avvezzo alle robe sdolcinate.

Nonno, che evidentemente era stato subornato dalla moglie, rispose: “Sembra in bravo ragazzo. Digli che venga a casa”.

Mamma parlò con la madrina di babbo, loro dirimpettaia, e le disse: “Dite a vostro figlioccio che per quella commissione è tutto a posto. Può venire a casa con i suoi familiari”.

Per fissare il giorno della richiesta formale ci misero 45 giorni.

Babbo bussò a casa del suocero ed entrò con i suoi familiari.

Furono accolti con biscotti, caffè e marsala ma assaggiarono solo dopo aver ricevuto il formale.

Dal giorno babbo fu autorizzato a venire a casa di mamma una volta alla settimana per un’ora anche se mai si videro da soli.

Si sono sposati dopo due anni.

Dopo nove mesi sono nato io.

Si sono teneramente amati per 53 anni di seguito, sino alla morte di lui, pur senza mai essersi presi per mano o a braccetto in pubblico.

Lei ancora teneramente lo ama e dice che ogni notte parla con lui che teneramente le risponde guardandola negli occhi.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Si sono teneramente amati per 53 anni di seguito, sino alla morte di lui, pur senza mai essersi presi per mano o a braccetto in pubblico.

Lei ancora teneramente lo ama e dice che ogni notte parla con lui che teneramente le risponde guardandola negli occhi.” Da LA DICHIARAZIONE D’AMORE – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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