LA FORZA E I LIMITI DELL’OBLIO


Editoriale del 2 agosto 2013

“Ricordare”: dal latino re-cordis, ripassare dalle parti del cuore. (Eduardo Galeano)

L’etimologia è un’insostituibile forma d’insegnamento. Lo studio dell’origine e della storia delle parole è una preziosa forma di stenografia culturale.
Prendiamo il caso della parola «verità». Nel mondo greco antico essa è indicata con la parola alezeia, formata da α privativa, che esprime una negazione rispetto a ciò che la segue, e da lezos = leze, oblio, dimenticanza. Con lo stesso termine viene designato anche il Lete, cioè il fiume dell’oblio nell’Ades, che fa riferimento alla concezione della morte come cancellazione dalla mente di ogni ricordo relativo alle vicende terrestri. Questa concezione è simbolicamente rappresentata dall’immagine delle ombre che bevono l’acqua del Lete. Ciò mostra chiaramente che l’oblio non era per lo spirito greco una semplice assenza di memoria ma una scelta deliberata, una forza che distruggeva quella parte della coscienza e quegli aspetti della realtà non meritevoli di essere sottratti alla dimenticanza. La verità, al contrario, è ciò che è degno e capace di resistere a questa cancellazione e al dissolvimento nel silenzio. L’oblio, dunque, non può essere indiscriminato: deve saper selezionare ciò che è vivo e ciò che è morto in noi.

Silvano Tagliagambe
(Epistemeudomonologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

“Canzonissima 1972” Marcella Bella canta “Montagne verdi”



  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA