LA LUNGA MARCIA PER LA FELICITÀ


Editoriale del 26 giugno 2026

Tre uomini caricano pietre. Il primo si lamenta: “sono uno schiavo”. Il secondo è soddisfatto: “mi pagano per il mio lavoro”. Il terzo è felice: “sto costruendo la cattedrale di Chartres”. Un’impresa durata cinquecento anni.

L’apologo rivela la vera natura della felicità: è il viaggio non la meta. Don Chisciotte il Cavaliere dalla Trista Figura di Chervantes, al termine della sua esistenza impara che il viaggio è stato meglio dell’arrivo.

Il cammino verso la felicità è la Grande Marcia su Washington per il lavoro e la libertà degli afroamericani. Quel mercoledì di agosto del 1963, quando Martin Luter King pronunciò “I have a dream”, tra i trecentomila partecipanti c’ero anch’io. C’erano anche Joan Baez e Bob Dylan.

Avevo due anni quando, nel 1934, centotrentamila soldati della Armata Rossa iniziarono la Lunga Marcia, durata due anni, lunga 12 mila chilometri, per la liberazione della Cina dai Giapponesi e dal Kuomitang di Chang Kai Shek .

Per i cattolici la vera felicità è il Paradiso. La strada per raggiungerlo è la rinuncia alle effimere felicità di questa Terra.

La Chiesa, nella sua antica saggezza, offre ai peccatori un lasciapassare: la assoluzione dei peccati commessi confessandoli davanti al sacerdote, poco prima di morire. Purtroppo, per entrare in Paradiso è necessario essere morti!

Se l’anima che entra in Paradiso è della stessa natura di quella presente nel cervello, il riposo eterno della felicità celeste sarà insopportabile. Ne è consapevole San Tommaso D’Aquino che ha pensato di interrompere la pia noia del Paradiso concedendo ai beati di vedere i dannati che bruciano alle fiamme dell’Inferno. Quella finestra, con vista, non soddisfa Friederich Nietzsche: a quel perfido filosofo non basta vederli soffrire, “bisogna farli soffrire!”

A me piacerebbe, il Giorno del Giudizio, paretecipare alla Marcia Trionfale dei Santi in Paradiso. E rivedere, mi verrebbe da dire, da vivo, Louis Armstrong, che suona: ‘When The Saints Go Marching In’! Non tutti sognano la Cattedrale di Chartres. Per un abitante di Sestu la felicità è la pulizia del sagrato delle chiese di quel paese. La sua felicità rende felici i parroci e la sindaca, anche perchè quel buon uomo svolge il suo impegno gratuitamente.

Per qualcuno, la strada della felicità è entrare nel Rotary, nella Massoneria, una sedia al Comune, una poltrona al Parlamento e la Cattedra all’Università!

Qualcuno riesce a goderla, la felicità, in questa vita. Van Gogh ha catturato le stelle che desidera e non riesce a raggiungere e le ha fatte splendere nei suoi dipinti, soprattutto nella Notte Stellata.

Leopardi trova il cielo in una stanza.

“La felicità da me provata nel tempo del comporre, il miglior tempo ch’io abbia passato in vita mia, e nel quale mi contenterei di durare finch’io vivo. Passar le giornate senza accorgermene, paremi le ore cortissime e maravigliarmi sovente io medesimo, di tanta felicità di passarle.”

Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

“A me piacerebbe, il Giorno del Giudizio, paretecipare alla Marcia Trionfale dei Santi in Paradiso. E rivedere, mi verrebbe da dire, da vivo, Louis Armstrong, che suona: ‘When The Saints Go Marching In’!” Da LA LUNGA MARCIA PER LA FELICITÀ – Editoriale di Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

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