LA RASSEGNAZIONE SPEGNE IL CERVELLO


Editoriale del 18 dicembre 2024

‘Quieta non movere et mota quietare’ è un motto popolare di lingua latina che può essere tradotto con “Non agitare ciò che è calmo, ma calma piuttosto ciò che è agitato”. È l’imperativo categorico di chi, nella vita, si rassegna perché ha orrore di qualsiasi mutamento. Nel 1982 è stata pubblicata postuma, quest’opera di finzione e di meditazione senza pari nella cultura del Novecento che è il ‘Libro dell’inquietudine’ di Fernando Pessoa, titolo che indica una mancanza di “sossego”, ovvero di tranquillità e di quiete, un’autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente, il contabile Bernardo Soares, eteronimo dell’autore, nella quale viene esaltata la virtù dell’inquietudine, sottolineando che senza di essa non può esserci pensiero.

Oggi sappiamo quanto Pessoa avesse ragione. Le neuroscienze, infatti, stanno facendo emergere il fatto che l’inquietudine appartiene alla stessa natura del nostro cervello, costantemente impegnato nella ricerca di novità, e per questo bisognoso di stimoli che lo sollecitino di continuo, che percorrano la rete nervosa in cui sono racchiuse esperienze, sensazioni e ricerche che, altrimenti finirebbero con l’inaridirsi. Per questo allorché dal rapporto con l’ambiente esterno non provengono stimoli sufficienti a mantenere alto il livello di questa spinta dinamica è il nostro stesso cervello che provvede a soddisfare questa sua esigenza insopprimibile, producendo da sé gli stimoli che sono indispensabili per mantenere in vita i suoi neuroni con la sua attività apparentemente a riposo, spontanea, che in un cervello cosciente, fluttua di continuo, creando e disfando senza sosta circuiti temporanei. Si tratta della “modalità di default”, che interviene nel linguaggio interiore, nella riflessione su sé stessi e sugli altri, producendo immagini, visioni, sogni a occhi aperti, che, al di là dei loro contenuti e significati, non sono altro che vere e proprie esplosioni di tempeste elettriche che percorrono le trame del cervello, stimolandolo. È allora chiaro ciò che facciamo, scegliendo di non agitare ciò che è calmo e di non coltivare la fantasia e l’immaginazione; semplicemente, spegniamo il nostro cervello.  

Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico di Aristan)

“‘Quieta non movere et mota quietare’ è un motto popolare di lingua latina che può essere tradotto con “Non agitare ciò che è calmo, ma calma piuttosto ciò che è agitato”. Da LA RASSEGNAZIONE SPEGNE IL CERVELLO – Editoriale di Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico di Aristan)

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