L’ANTIDOTO


Editoriale del 9 aprile 2013

Un prezioso antidoto al vaniloquio politico, ai libri inutilmente lunghi e agli insulsi talk show dei nostri giorni, ce lo fornisce un abate del Settecento, Joseph Antoine Toussaint Dinouart, che scrisse un arguto libretto per celebrare “L’arte di tacere”. Rovesciando il celebre aforisma di Wittgenstein, secondo il quale il silenzio va riservato a ciò di cui non si può parlare, ci invita a “smettere di tacere soltanto quando abbiamo qualcosa da dire che valga più del silenzio”. Convinto che “l’uomo non è mai tanto padrone di sé quanto lo è nel silenzio”, il saggio abate regala preziosi consigli a oratori, scrittori e politici, invitandoli a trattenere la lingua e la penna ogni volta che non si avverta l’urgenza di una comunicazione indispensabile. Con molto acume distingue le varie tipologie del silenzio, esaltandone le insospettate potenzialità di incidere comunque, e dimostra come il dramma vero dell’editoria stia nella paradossale contraddizione che si scriva troppo e contemporaneamente non si scriva mai a sufficienza, perché la logorrea e la pigrizia sono i difetti che contrassegnano la cattiva prosa. E sfiora il geniale quando elenca i principi necessari per esprimersi attraverso i libri. Perché se non abbiamo niente da dire, bisognerebbe astenersi del tutto dallo scrivere, ma, se si riesce a trattenere la penna, ci sono buoni presupposti per scrivere bene. Nel dubbio, meglio “passare per un uomo sprovvisto di talento non scrivendo, che per un pazzo abbandonandosi al desiderio di scrivere troppo”.

Fabio Canessa
(preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Io e la boxe (Battling Butler 1926) diretto e interpretato da Buster Keaton

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