L’IMMORTALITÀ NON È TUTTA ROSE E FIORI


Editoriale del 30 aprile 2025

L’immortalità o la longevità prolungata non è tutta rose e fiori e qualcuno ne è addirittura spaventato.

Nella recente intervista rilasciata a ‘Wired’ il Nobel per la chimica e autore del saggio ‘Why we Die’ (perché moriamo) Venki Ramakrishnan spiega che se è vero che la morte non è programmata dai nostri geni, è anche vero che dal punto di vista evolutivo è più “conveniente” favorire tratti che garantiscono la riproduzione piuttosto che la longevità. Insomma alla specie umana conviene più un ricambio generazionale mediamente frequente che una espansione indefinita della durata della vita con tutti i problemi logistici e psicologici che ne conseguono.

Sulle ricerche che mirano a prolungare la vita umana e che promettono l’immortalità a partire dal 2045 Ramakrishnan non si mostra drasticamente scettico, semmai prudente; parla di “fase sperimentale”, di risultati ottenuti su animali che devono essere verificati sugli esseri umani. Mentre è esplicito nel dichiarare la sua preoccupazione per il fatto che una società di pluricentenari sarà socialmente e culturalmente stagnante, una comunità di individui piatti e demotivati.

L’intervista di  Ramakrishnan mi ha fatto venire in mente ‘Blade Runner’ del regista Ridley Scott che affronta il tema della caducità della vita in modo profondo e intenso. Nel film alcuni replicanti – androidi con potenzialità fisiche e mentali eccezionali programmati per vivere solo quattro anni – si ribellano, abbandonano le colonie extra mondo dove lavorano come schiavi per cercare di entrare in contatto con il loro “creatore” umano e ottenere una vita più lunga. Il personaggio di Roy Batty, il leader dei replicanti ribelli interpretato da Rutger Hauer, racconta come meglio non si potrebbe non tanto l’angoscia della morte, quanto la nostalgia per tutta la vita che non gli è dato vivere.  Il monologo di Roy, pronunciato sotto la pioggia allo scadere del suo tempo, è indimenticabile. Così come emblematico è il dialogo tra Roy e Tyrell, il creatore che il replicante chiama “padre”: “Io voglio più vita, padre!” – “La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo”,  è la risposta di Tyrell.

Forse Ramakrishnan ha ragione, forse un Ridley Scott di 210 anni non è concepibile. Forse, se le cose stanno come dice Tyrell, c’è il rischio che un’umanità di pluricentenari si ritrovi al buio.

Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

“L’intervista di  Ramakrishnan mi ha fatto venire in mente ‘Blade Runner’ del regista Ridley Scott che affronta il tema della caducità della vita umana in modo profondo e intenso.” Da L’IMMORTALITÀ NON È TUTTA ROSE E FIORI – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

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