L’INSEGNANTE E L’IMPERATORE


Editoriale del 13 dicembre 2013

La notizia è sul web: “In Giappone gli unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore sono gli insegnanti. Il motivo è che i giapponesi sostengono che senza insegnanti non ci possono essere imperatori“.
A questa prima motivazione se ne può abbinare un’altra, coerente con la tendenza della cultura giapponese a trasformare in gesti dal forte significato simbolico idee profondamente radicate.
L’insegnante può essere un modello per l’imperatore per un aspetto fondamentale e per un esempio di grande significato e valore che egli può dare alla politica. Comunque intesi e praticati, i processi d’insegnamento sono il campo di applicazione di una reciprocità asimmetrica, in termini di sapere, tra il docente e lo studente. Essere un buon insegnante significa però esercitare questa necessaria asimmetria in modo delicato, sempre “calibrato” sulle esigenze dell’altro e ponendosi, con la pratica costante dell’ascolto e del dialogo, al servizio del suo processo di crescita e di formazione, lasciando su di esso un segno e una traccia duraturi.
Anche la politica è l’esercizio di una reciprocità altrettanto asimmetrica, in termini di potere questa volta, tra chi la pratica e il cittadino. E anche in questo caso essere un buon politico vuol dire non abusare di questa asimmetria, non mettere l’accento su di essa, enfatizzandola e cancellando in questo modo ogni traccia di reciprocità. L’imperatore, come l’insegnante, deve mettere questa asimmetria al servizio dei cittadini che governa, con la prassi dell’ascolto, per interpretarne al meglio le esigenze e innalzare la qualità della loro vita. Alla politica dell’abuso e dell’occupazione del potere egli deve sapere sostituire l’idea nobile e originaria della politica come servizio per gli altri e in cui il termine “potere” riacquista il senso originario e positivo di “essere in grado e in condizione di fare” con competenza e dedizione. Solo così sarà un vero imperatore.

Silvano Tagliagambe
(Epistemeudomonologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da L’imperatore di Capri (1949) diretto da Luigi Comencini con Totò

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