In virtù del nostro istinto di sopravvivenza siamo naturalmente predisposti ad appezzare l’idea di ordine e a desiderare che esso trovi concreta applicazione nei sistemi sociali nei quali viviamo. Il guaio è che il concetto di ordine egemone e diffuso costituisce un colossale fraintendimento del suo effettivo significato, con conseguenti distorsioni a livello del ricorso a esso per “modellare” le società.
Il tutto è dovuto a una plateale confusione tra ‘simmetria’e ‘ordine’, appunto, che ci fa dimenticare che, contrariamente a quanto si crede, l’odine non si ha quando tutto è uguale e indistinto: esso non è affatto omogeneità, ma diversità.
A indicare un insieme indifferenziato in cui si ha uniformità e mancanza di distinguibilità è la simmetria, quella assoluta in particolare. Per convincersene basta pensare a una tela bianca senza alcun segno: lì tutti i punti sono uguali, indistinguibili l’uno dall’altro, non si può fare alcuna misura, perché non c’è alcun punto da cui partire né un altro a cui arrivare, e di conseguenza non può esserci alcun ordine. Per introdurlo occorre tracciare un punto nero che sia diverso da tutti gli altri bianchi di cui si compone la tela: prendendo avvio da esso si possono costruire modalità di ordinamento, che sono il risultato, ad esempio, della relazione che è possibile instaurare tra quel singolo punto nero e qualsiasi altro punto bianco. Ne consegue che una classe dove gli alunni abbiano tutti il grembiule o la stessa divisa, contrariamente a quello che comunemente si crede, è un insieme simmetrico, sotto scambio di un componente con un altro, ma non ordinato: gli alunni sono infatti tutti uguali, indistinguibili tra loro, come i punti bianchi della tela. La classe ordinata è invece quella dove ogni alunno veste diversamente dagli altri e se ne distingue. Il militare veste l’uniforme che, come dice il suo stesso nome, lo rende uguale agli altri commilitoni, senza tratti distintivi suoi propri: l’ufficiale è diverso da lui proprio perché veste diversamente, con un numero di stellette di cui va fiero e che lo rende superiore al militare semplice in una relazione d’ordine.
La conclusione da trarre è semplice: una società davvero ordinata è quella nella quale vige e viene rispettata ed esaltata la regalità individuale.
Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico di Aristan)



