L’ULTIMA DIVA


Editoriale del 3 febbraio 2026

“Brigitte Bardot Bardot/ là dentro do cinema/ todo mundo se afobou”, dice una celebre canzone brasiliana che omaggia l’attrice che “ha fatto eccitare tutto il mondo”. La forza di B.B. (l’unica al mondo per cui bastano le iniziali) è di aver mantenuto in vita il suo mito pur essendo morta a 92 anni, di essere cara agli dei senza essere morta giovane. Il segreto è stato ritirarsi prima dei quaranta, rimanendo sullo schermo nel pieno dello splendore: Brigitte è una Marylin sopravvissuta, ma artisticamente morta anche lei da mezzo secolo. Vent’anni di cinema, dal 1952 al 1973, le sono stati sufficienti per entrare prepotentemente nell’immaginario del pubblico mondiale e restarci dopo 53 anni di assenza. Il marito regista Roger Vadim creò per la moglie il personaggio della Lolita disinibita, libera e sensuale che sedusse il pubblico degli anni Cinquanta. Bastano i titoli dei film interpretati da Brigitte Bardot per dare un identikit del “sogno impossibile dell’uomo sposato”, come la definì la scrittrice Marguerite Duras: “Piace a troppi”, “Manina ragazza senza veli”, “Miss Spogliarello”, “La ragazza del peccato”, “Femmina”, “Sexy girl”, “Io, l’amore”. È stata diretta da grandi maestri e ha recitato con i maggiori attori del tempo: “Atto d’amore” di Anatole Litvak con Kirk Douglas, “Grandi manovre” di René Clair con Gérard Philipe, “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard con Michel Piccoli, “Tre passi nel delirio” di Louis Malle con Alain Delon sono opere entrate nella storia del cinema. All’apice della fama, girò due grandi successi in Italia: nel 1956 a Roma “Mio figlio Nerone” di Steno, dove interpreta Poppea accanto all’imperatore Alberto Sordi, e nel 1962 in Toscana “Il riposo del guerriero” di Vadim. Nello stesso anno Brigitte Bardot girò a Spoleto, al fianco di Marcello Mastroianni, “Vita privata”, il suo film più curioso e significativo, nel quale il regista Louis Malle le fa interpretare una donna che le assomiglia molto: una modella diventata un’attrice famosa per la bellezza ma anche per i molti amori e la condotta di vita spregiudicata. Adorata dai fans ma odiata dalle donne invidiose e criticata dai moralisti che le rimproverano troppo nudo nella finzione e troppi amanti nella realtà, muore accecata dal lampo del flash di un fotografo inciampando dal tetto dove si era rifugiata per evitare la folla. La sua caduta al ralenti nel finale mette a fuoco in modo struggente la rappresentazione dello status di una diva diventata leggenda: ne consacra la bellezza e ne attesta la fragilità, mostrando come l’ingenuità e la solitudine siano l’altra faccia della popolarità offerta dalla fabbrica dello spettacolo. La morte di Marylin in quel medesimo 1962 avrebbe confermato una verità profetica che anticipa la fine di lady Diana. Se a B.B. è andata meglio è forse anche merito di quella contadina che, mentre girava una scena con una capra sul set di “Colinot l’alzasottane”, le disse di sbrigarsi perché doveva macellare l’animale per farlo allo spiedo la domenica successiva. Inorridita, Brigitte comprò la capra e decise in quel momento che avrebbe chiuso con il cinema e si sarebbe dedicata alla causa animalista. Era il 1973 e, all’epoca, sembrò il capriccio di una diva che sarebbe presto tornata sotto i riflettori. Invece è stata di parola.      

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Vent’anni di cinema, dal 1952 al 1973, le sono stati sufficienti per entrare prepotentemente nell’immaginario del pubblico mondiale e restarci dopo 53 anni di assenza.” Da L’ULTIMA DIVA – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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