In casa leggevamo i giornali dalla prima sino all’ultima parola.
Babbo lo leggeva ad alta voce in modo che sentissimo noi e mamma.
Babbo poi commentava. Sempre in sardo.
E mamma commentava. Sempre in sardo.
Poi ascoltavamo in religioso silenzio – guai a starnutire – il gazzettino sardo a mezzogiorno e, una volta avuta la tv, il tg1 alle 13.
E solo dopo si pranzava.
Babbo col fegato marcio per le notizie cattive che aveva letto.
Mamma senza il fegato marcio perché “tanto le notizie sono sempre le stesse”.
A fine serata il giornale si tagliava in rettangoli lunghi 20 centimetri e larghi dieci, si faceva un buco nell’estremità e si attaccavano in un mazzetto sopra il water.
Mamma però era sempre preoccupata.
“Fanno le mani nere”, diceva mamma… chissà cosa faranno ai bambini.
La parsimonia però era fondamentale pur in una famiglia abbastanza benestante come la nostra che aveva case e terreni.
“I soldi si fanno col guadagno e col risparmio”, diceva babbo.
E quindi nulla si buttava.
Neppure la carta da giornale.
E così tutte le chiacchiere di Andreotti e Berlinguer, Moro e Ingrao, Fanfani e Luciano Lama finivano nello stesso posto, li si amalgamavano e li si faceva la vera politica.
Un giorno babbo provò a conservare un’intervista ad Arcangelo Lobianco ma mamma lo guardò storto.
“Lascia stare”, gli disse: “Serve di più in gabinetto”.
E babbo cedette.
Anche perché, diciamo la verità, gli articoli erano talmente lunghi e complicati che non è che ci capissero molto. Meglio il gazzettino, che era più sintetico anche se aveva un unico torto: non poteva essere riciclato.
La soddisfazione principale di babbo era tagliare gli articoli sportivi.
“Perché devo pagare soldi per questo tennis?”, diceva.
E zacchette… un colpo deciso di forbice decise le sorti della coppa Davis di Nicola Pietrangeli.
Il 2 settembre del 1978 – avevo appena 14 anni – iniziò la mia collaborazione col più importante quotidiano dell’Isola.
Babbo comprò il giornale e quando lesse “Antonangel Liori” strabuzzò gli occhi.
“Sei tu?”, mi disse.
“Sono io”.
“Davvero sei tu?”, mi domandò mamma.
“Davvero sono io”.
Si guardarono in faccia.
Si cambiarono d’abito e uscirono di casa.
Tornarono dopo un’oretta con una confezione di 36 rotoli di carta igienica.
E tutto cambiò.
Almeno al cesso.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“Un giorno babbo provò a conservare un’intervista ad Arcangelo Lobianco ma mamma lo guardò storto. “Lascia stare, gli disse: “Serve di più in gabinetto”. Da L’USO RAZIONALE DEI GIORNALI A CASA MIA – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



