SALMO 540 – LE CONTRADDIZIONI NON SEMPRE SONO STUPIDE


Editoriale del 7 febbraio 2026

«Non rispondere a uno stupido secondo la sua follia,
altrimenti diventi tu stesso come lui.

Rispondi a uno stupido secondo la sua follia,
altrimenti lui diventa saggio ai suoi stessi occhi». (Proverbi 26,4-5)

A causa di contraddizioni come questa, il libro dei Proverbi rischiò di essere estromesso dalla Bibbia. Se la cavò, perché, fra i due comandi, fu detto, «uno si riferisce agli insegnamenti della Torah [nel qual caso rispondi], l’altro alle cose in generale [nel qual caso non rispondere]» (Talmud Babilonese, Trattato sul Sabato). Così, siccome anche in filologia talvolta ci si aggiusta la palla con le mani per fare gol, una recensione dei manoscritti ebraici “propone” che, nel secondo versetto, basti sostituire una sola lettera molto rassomigliante, per far dire al testo non “secondo la sua follia” ma «Rispondi a uno stupido “nella” sua follia», e, cioè “in cose che riguardano la sua follia”, e ogni contraddizione è tolta.

Ma a ben vedere, si tratta davvero di una contraddizione? O non si tratta invece di una specie di contropiede? Il testo ti fa pensare una cosa, per poi ribaltare l’azione, farti gol a sorpresa, e dirti “visto come sei?”. Ho così l’impressione che per questo testo biblico la verità non sia una cosa astratta, essere “coerenti con sé stessi”, quanto piuttosto una questione di “relazione” tra persone, “essere coerenti con gli altri”. Con alcune persone tu deciderai di rispondere, con altre deciderai di non rispondere. Il punto fondamentale è che non ti viene dato nessun criterio per identificare gli stupidi con cui parlare e gli stupidi con cui non parlare. Qualsiasi decisione prenderai, la prenderai con la consapevolezza di una possibile decisione contraria, della complessità e dei limiti della saggezza umana. Del resto, che non basti una verità “per conto suo” appare dal proverbio, quasi autonegazionista, subito successivo:

«Come pendono le gambe da uno zoppo, / così è un proverbio in bocca a uno stupido» (v. 7).

La verità, come le gambe, è lì, ma inutilmente, o con effetto contrario, come lascia capire la traduzione, un po’ libera ma incisiva, di Lutero: «Come ballare per uno storpio, così è un proverbio nella bocca dello stupido».

     Saggezza, dunque, non significa fare sempre la stessa cosa, anche in circostanze simili. Se tu, di fronte a persone diverse, fai sempre la stessa cosa, vuol dire che non tieni conto di chi ti sta di fronte, che ti ritieni “saggio ai tuoi stessi occhi”: proprio come lo stupido della “contraddizione” iniziale. Logico il colpo basso del proverbio conclusivo:

     «Hai visto un uomo che è saggio ai suoi stessi occhi?
          Uno stupido ha più speranza di lui» (v. 12).

Forse è per questo che nella lingua ebraica di per sé non esiste una parola equivalente alla nostra “verità”, concepita come astratta, ma esistono due parole, «chesed» e «‘emet», tutte e due “relazionali”, e del resto sovente appaiate, e per di più tradotte in italiano in genere in modo intercambiabile con «fedeltà» e «misericordia».

      Così, Signore, dovremo veramente imparare cosa volevi dire quando, a quei “giusti” che chiedevano ai tuoi discepoli perché avevi accettato l’invito a pranzo di un esattore collaborazionista Matteo con i suoi colleghi, e per di più dopo averlo chiamato a collaborare con te, tu stesso hai risposto:  

    «Andate dunque e imparate che cosa significhi: 

    Misericordia io voglio e non sacrificio» (Matteo 9,13).

Ma in aramaico, Signore, hai per caso detto:

«“verità” io voglio, e non “religione”»?

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

«Non rispondere a uno stupido secondo la sua follia,
altrimenti diventi tu stesso come lui.” Da SALMO 540 – LE CONTRADDIZIONI NON SEMPRE SONO STUPIDE – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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