MITRIDATE, il signore dei veleni


Editoriale del 5 febbraio 2017

Riportando la sua ascendenza direttamente ad Alessandro Magno, sin da bambino Mitridate si identificò in lui al punto da sospettare che la madre Laodice potesse decidere di avvelenare il marito come fece Olimpiade d’Epiro con Filippo.
E poiché la sua genitrice amava soprattutto il fratello minore, temeva Mitridate che costei avrebbe ucciso lui e suo padre per mettere in trono il preferito.
Per questo motivo sin da bambino decise d’essere il più forte: nel fisico, negli studi e nell’animo. E già da adolescente iniziò a difendersi dal veleno assumendoli tutti, prima in piccole dosi e poi via via in quantità sempre più massicce, convinto dai suoi studi che solo un male può scacciare un altro male, secondo la moderna teoria dei vaccini.
Eccelse fra tutti per forza fisica, cultura e acume. Parlava 25 lingue e tutti i dialetti del suo popolo, in modo che niente gli sfuggisse.
Quando il padre morì avvelenato, capì che il suo intuito non sbagliava. E quindi fuggì per sette anni sui monti dell’Anatolia sino a quando non si ritenne pronto per governare.
Tornato a Sinope, la sua capitale, uccise madre e fratello e tutti i loro accoliti. Liberò gli schiavi e fu amato dal suo popolo al punto che ogni cosa i sudditi gli perdonavano e ogni cosa lui perdonò loro.
Visse con l’incubo del sospetto: uccise ad uno ad uno tutte le sue donne e tutti i suoi figli, ossessionato ogni giorno dalla guerra contro i nemici, i romani per primi.
Tradito dal figlio prediletto, provò a uccidersi col veleno. Ma non ci riuscì.
E quindi domandò al suo soldato più fidato che lo sgozzasse con un ferro freddo.
La vita fu il suo unico peccato.

Antonangelo Liori
(Microbiografo di Aristan)

Visse con l’incubo del sospetto: uccise ad uno ad uno tutte le sue donne e tutti i suoi figli, ossessionato ogni giorno dalla guerra contro i nemici, i romani per primi. (da MITRIDATE – Il signore dei veleni, editoriale di Antonangelo Liori)
Son reo, l’error confesso – da Mitridate, re di Ponto”(1986) film di Jean-Pierre Ponnelle dall’opera omonima di Mozart

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