MITRIDATISMO EMOTIVO


Editoriale del 5 settembre 2025

Mitridate VI, re del Ponto, temendo di essere avvelenato dai Romani, iniziò ad assumere ogni giorno piccole dosi di sostanze tossiche per sviluppare una resistenza ai veleni. Questa pratica è nota come “mitridatismo”. 

Il “mitridatismo emotivo”, invece, è l’assuefazione graduale alla sofferenza altrui: l’indifferenza verso la violenza, le ingiustizie, le tragedie che colpiscono gli altri. È il risultato dell’esposizione continua a immagini e notizie di brutalità, corruzione, atrocità, soprattutto in guerre che non si combattono più tra eserciti, ma tra soldati e civili.

Da bambino, mia madre mi raccontava la storia di Erode e della Strage degli Innocenti. La stessa storia mi veniva ripetuta a scuola, dai maestri e dai professori. L’ho vista rappresentata nei dipinti di Giotto, Guido Reni, Rubens e Poussin. Eppure, davanti a quelle immagini, non provavo empatia per i bambini uccisi, ma ammirazione per la bellezza dell’arte.

Poi è arrivata Gaza.

Pensavo di essere ormai insensibile al dolore degli altri, anche a quello delle madri e dei bambini morti duemila anni fa. Ma secondo l’UNICEF, a Gaza sono stati uccisi 12.000 bambini. Non con la spada, ma lentamente: di fame, di sete, di epidemie. L’immagine di una madre che tiene in grembo il figlio scheletrico, incapace di piangere perché ha finito le lacrime, è straziante. Gaza è peggiore della Strage degli Innocenti, non solo per il numero delle vittime, ma per il modo in cui sono morte.

Uccidere un bambino è sempre un atto brutale. Ma ucciderlo di fame, mentre cerca disperatamente del cibo, è una crudeltà che mescola speranza e violenza. Alcuni sono stati mitragliati mentre erano in fila per ricevere aiuti alimentari. È una forma di male radicale, una perversione del gesto umano più semplice: offrire cibo.

A Gaza, una madre tiene in grembo il figlio di dieci anni. È uno scheletro che non piange più, perché ha capito che sua madre non ha più lacrime, né latte. Netanyahu usa la fame e le epidemie come arma di guerra.

Questa tragedia ha rivelato un’altra forma di mitridatismo emotivo: l’empatia selettiva. Ci si mobilita solo per le proprie vittime, per i propri simili. Per i 40 ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas, per i giornalisti uccisi nei bombardamenti, per il parroco cattolico ferito a Gaza. Ma per i bambini palestinesi, per le madri che li piangono, il mondo resta in silenzio.

Bizan è un ragazzo di 15 anni. Ha perso una gamba. Era stato ferito a un piede, una ferita che si sarebbe potuta curare facilmente. Ma a Gaza non c’è acqua, né alcol, né bende. Quando finalmente ha incontrato un medico, il piede era in cancrena. L’amputazione è avvenuta senza anestesia.

Finché Netanyahu sarà al potere, Erode potrà ancora essere chiamato “il Grande”.

Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

“Uccidere un bambino è sempre un atto brutale. Ma ucciderlo di fame, mentre cerca disperatamente del cibo, è una crudeltà che mescola speranza e violenza.” Da MITRIDATISMO EMOTIVO – Editoriale di Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

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