NESSUNO TOCCHI PARAPUNZI


Editoriale del 23 marzo 2015

>Se un sacerdote del dio Parapunzi si presentasse nella scuola dove studia mio figlio per benedirla, non mi indignerei. Anche se non credo nel dio Parapunzi. Anzi, sono sicuro che non esiste visto che me lo sono inventato io adesso, per fare un esempio. Se in quella scuola c’è anche un solo studente devoto a Parapunzi, la benedizione mi pare legittima. Perfino se non ci fosse nessun credente in Parapunzi, non capisco chi possa essere danneggiato da una benedizione in suo nome. Il tipo aspergerà un po’ di innocua acqua, reciterà una preghiera a Parapunzi e finita lì. Evitare le discriminazioni significa includere qualsiasi credo, non eliminarli tutti, con la ridicola motivazione che qualcuno si sentirebbe turbato dall’omaggio a una divinità che gli è estranea. Chiunque di noi entri in una chiesa straniera di un culto che prevede che ci si tolga le scarpe, se le toglie in segno di rispetto senza rimanere traumatizzato da un rito semplice e indolore, mica è l’infibulazione. Così si segnalano per torva ottusità i genitori dei licei di Bologna e di Pistoia che hanno impedito al prete la benedizione pasquale cristiana. Turbando, loro sì, la sensibilità dei cristiani (qualcuno ci sarà senz’altro, visto che siamo in Italia) che frequentano ogni giorno quei locali. Intanto i fanatici dell’Isis sgozzano prigionieri a tutto spiano, massacrano con stragi efferate la redazione di un giornale satirico nel centro di Parigi e i visitatori del Museo del Bardo di Tunisi e inviano i video delle loro prodezze su YouTube. Per quei genitori perversamente laici invece, il pericolo viene dalle benedizioni di Pasqua, una festa che, nel calendario cristiano, significa la vittoria dell’uomo sulla morte. Anche solo su un piano puramente simbolico, dovrebbe essere un auspicio benvenuto per tutti. Se fossi ateo, mi dispiacerebbe che Dio non esistesse: al contrario questi sembrano entusiasti del nulla eterno e si irritano con chi professa di credere nel Paradiso. Un altro segnale che la nostra società, dopo aver salutato l’aborto come una conquista e mentre si batte per il diritto all’eutanasia, si sta alleando sinistramente con la morte. Scelta piuttosto vile, perché la morte arriverà comunque: lottare valorosamente per anticiparla, combattendo la speranza di vita che la religione ci offre, mi sembra, direbbe il Belli, “una bonagrazzia da burino, un carciofarzo de cattiv’odore”. Buona Pasqua.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da uno dei film della saga di Don Camillo e Peppone con Fernandel e Gino Cervi

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