Oristano è una piccola città o se preferite un grosso paese sulla costa occidentale della Sardegna. Il mare è vicino ma non la bagna, un fiume la sfiora ma non la attraversa, non ci sono salite né discese. Non succede mai niente e se qualcosa deve succedere succede a Carnevale. I conti si regolano a Carnevale.
In quei giorni si svolge in città un’antica giostra equestre che si chiama Sartiglia. I cavalieri al galoppo devono infilare la spada nel foro di una stella di latta che ciondola a mezz’aria, di fronte al balcone dell’Arcivescovo. Sono ossessionati da quel foro gli abitanti di Oristano, non pensano ad altro, tutti possiedono un cavallo e tutti corrono a cavallo. Non voglio dire proprio tutti, quasi tutti intendo dire. Chi non corre a cavallo fa il trombettiere per annunciare che sta arrivando di corsa qualcuno a cavallo. Oppure fa il tamburino, ma sempre per annunciare che sta arrivando qualcuno di corsa a cavallo.
Oristano è particolarmente accogliente, in qualsiasi periodo dell’anno. Chi arriva viene salutato da squilli di tromba, chi parte dal rullar dei tamburi. Succede alla stazione ferroviaria, ma anche in quella degli autobus.
Tutto viene celebrato solennemente. Guarigioni, nascite, assoluzioni, promozioni. Ci sono trombettieri e tamburini negli ospedali, in tribunale e nelle scuole.
A meno che la morte non occorra improvvisa, trombettieri e tamburini si recano al capezzale del defunto e aspettano che esali l’ultimo respiro. Non gli fanno di certo mancare un affettuoso saluto.
Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan)
“Oristano è particolarmente accogliente, in qualsiasi periodo dell’anno. Chi arriva viene salutato da squilli di tromba, chi parte dal rullar dei tamburi. Succede alla stazione ferroviaria, ma anche in quella degli autobus”. Da ORISTANO, TERRA DI TROMBE E DI TAMBURI – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan)



