PANKAJA (NATI DAL FANGO)


Editoriale del 27 maggio 2016

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Dicono che il sacro Gange scenda dal cielo
per purificare gli esseri umani.
Ma è oramai un letto di fango e cammino tra i detriti d’umanità.
Diventa sacro lo scarto del mondo.
Negli scarichi delle fogne si prega Dio e il bagno
purificatore ha odore di morte.
E’, questo fiume, la metafora del mondo.
Menzogna e tragedia si amalgamano in un unico respiro.
L’acqua non basta a salvare gli animi degli affamati,
traditi da una modernità che li divora.
Eppure anche in questa terribile verità la melma
riesce a trasformare se stessa in bellezza.
Ecco un fiore di Loto che galleggia laddove
sembra di casa solo il veleno.
Simbolo di una speranza perduta di purezza.
Ma non è per la preghiera che il fiore di Loto nasce
tra le macerie di un dramma quotidiano.
E’ la natura che prepotente si dona all’uomo
per insegnargli che c’è sempre tempo.

Virginia Saba
(Autostoppista ad Aristan)

Ma non è per la preghiera che il fiore di Loto nasce
tra le macerie di un dramma quotidiano.
E’ la natura che prepotente si dona all’uomo
per insegnargli che c’è sempre tempo.
da PANKAJA (NATI DAL FANGO) editoriale di Virginia Saba
Fiori di loto (2000) degli Acustimantico

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