Cap.28 UNO SGUARDO DAL TRIASSICO (12,02,’14) – Riassunto dei capitoli precedenti.
Un commando composto da Filippo Martinez, Andrea Franceschi, Stefano (Lecter) Floris, Nichi Grauso e dal neurofarmacologo Gianluigi (Ghighi) Gessa si invola da Aristan per l’isola di Nauru, in Micronesia, alla ricerca del meteorologo Marco Schintu che lì ha lasciato le sue ultime tracce. L’aereo, però, per errore atterra a Kapingamarangi, un atollo che dista un migliaio di chilometri da Nauru. Kapingamarangi è un posto bellissimo e i cinque, pur dichiarandosi fedeli alla propria missione, non sembrano intenzionati a muoversi. Così accade che Stefano Floris diventa un eroe e Andrea diventa una star del calcetto nella squadra locale. Nel frattempo Nanna e Titti Cappai giungono a Kapingamarangi con l’obiettivo di reperire fondi per sconfiggere Atadreich, una micidiale malattia genetica, organizzando la partita di calcetto del secolo tra la squadra locale e il resto del mondo; un importante rinforzo potrebbe essere il fuoriclasse Gianfranco Zola che è giunto sull’atollo e, dopo aver visto giocare la squadra, sta per decidere se trattenersi.
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Attendevo Nanna e Titti e invece sono arrivati Nichi Grauso e Ozzy Osbourne. Nichi aveva una gallina viva tra le braccia.
“Guarda!”, mi ha detto Nichi piazzandomela di fronte al viso.
“Look!”, ha detto Ozzy.
“La vedo. È una gallina”, ho detto.
“Guardala bene negli occhi. Fissala!”.
“Catch your eye!”.
“Le galline arrivano dal Triassico e sono dinosauri”, dice Nichi.
“Dinosauri?”.
“Sissignore. L’hanno detto molti scienziati. È vero. Guardala bene negli occhi!”.
La guardo negli occhi: “Ha lo sguardo normalissimo di una gallina”, dico.
“Ha lo sguardo profetico di un essere che conosce l’illusione del tempo e delle emozioni”.
“Le galline hanno uno sguardo stupido, sono bruttine”; sorrido per alleggerire il discorso, vorrei cambiare argomento.
“Bello tu!… Belli noi! Prova a immaginarti nello sguardo ancestrale, impenetrabile di una gallina: sei parzialmente glabro con archi pelosi su chiazze gelatinose e mobilissime, insicure. Al centro del volto hai un aborto di becco deturpato da due buchi profondi e sotto, osceno, un altro buco più grande, molliccio, che rivela piccole ossa feroci. E le orecchie? Hai mai pensato che nonsenso estetico possono essere le nostre orecchie per una gallina?”.
A quel punto Nanna e Titti, in leggero ritardo, fanno capolino sull’ingresso della capanna e salutano. Noi quattro volgiamo lentamente il capo verso di loro.
“Scusate il ritardo”, dicono.
Le guardiamo in silenzio. Siamo galline che osservano col distacco supremo dei dinosauri due esemplari di quei goffi neofiti del Cosmo che si autodefiniscono Umani.
“…Magari torniamo in un altro momento”.
Filippo Martinez
“My Way” era la canzone preferita da Nichi Grauso. La cantava spesso accompagnandosi al pianoforte e ammettendo ogni volta, con grande onestà intellettuale, che Frank Sinatra la interpretava un po’ meglio.



